Una lente d’ingrandimento su …

…temperature elevate: che guaio
Le emissioni di gas serra continuano ad aumentare (record nel 2023) e sono la causa della mutazione del clima: i mari si scaldano velocemente (raggiungono i 31°, +4° dalla media) e l’aria calda contiene più umidità che poi finisce per creare uragani sempre più intensi; si generano temporali autorigeneranti che rimangono in una zona anche per 10-15 ore, favorendo così quelle incontrollate precipitazioni, che dal 2018 provocano danni a persone e cose sempre più gravi. Questo cambiamento del clima fa soffrire i Paesi mediterranei, come purtroppo dimostrano le recenti “prolungate bombe d’acqua” che hanno colpito Italia e Spagna.

… alluvioni: fermiamole
Da una elaborazione di Confartigianato su dati Eurostat e Istat, risulta che nel decennio 2013-2022 in Italia i danni economici causati da eventi meteo estremi hanno raggiunto i 50 miliardi di euro, con una media annua di 5 miliardi (284 €/abitante nel 2022 contro una media Ue di 117): gli investimenti pubblici nel 2022 sono stati di 11,2 miliardi, senza progressi significativi poiché è uguale a quella del 2003. E le fondamenta delle case (specialmente quelle di vecchia data) rimaste “a bagno” per lungo tempo, come si comporteranno? Stop all’urbanizzazione incontrollata! Perché sono “nati tutti in una volta” tantissimi cantieri edili? È tutto cemento che impermeabilizza il suolo! Alcune aree del nostro territorio e a noi confinanti, hanno ravvisato l’urgenza di interventi, come il Veneto che dopo l’alluvione del 2010, ha eseguito bacini (detti di laminazione) in grado di “parcheggiare” l’acqua che i fiumi non riescono a contenere, lavori di difesa spondale, briglie selettive per trattenere materiale che in caso di piogge verrebbe trascinato a valle, creando ostruzioni pericolose. Il tutto associato a sistemi scientifici previsionali per allertare la popolazione. Anche con precipitazioni maggiori le conseguenze sono state assolutamente minori. 
A mio giudizio, poi, in ambito urbano dobbiamo dotarci di strutture drenanti che permettano di migliorare l’assorbimento dell’acqua, come: asfalti drenanti, pavimentazioni porose, grigliati in cemento o plastica nelle aree verdi. E perché non incentivare l’applicazione di tubi drenanti nei terreni agricoli? L’acqua defluirebbe meglio senza creare pericolosi allagamenti  In superficie che poi “intasano” tutta l’area circostante. Costruiamo poi con urgenza (è dal 1990 che lo sostengo) i bacini di laminazione e nuovi canali utili non solo per parcheggiare l’acqua per irrigazione e potabilità, ma per creare anche energia dai “salti” che si possono creare ad hoc.
Ma soprattutto si deve cercare la collaborazione di chi vive a contatto con gli argini e ne conosce perfettamente i punti deboli sui quali intervenire. 
La sicurezza idraulica è troppo importante! Ridiamo spazio ai Fiumi.
Gli ultimi eventi che hanno colpito il capoluogo e la provincia (soprattutto a est, ma anche Anzola, Castel Maggiore e Bentivoglio) con oltre 2000 persone evacuate, fanno preoccupare in particolare per Bologna, città che “galleggia sulle acque”: fin dal XII e XVI secolo (con la creazione delle chiuse di S. Ruffillo e Casalecchio) iniziano a scorrere 212 km. di torrenti sotterranei (Aposa, Ravone, Reno, Navile, Moline, Cavaticcio) che oggi “cercano di uscire” a causa dei mutati afflussi dalle rispettive chiuse poste a monte. Occorrerà anche rinforzare le ormai obsolete strutture portanti. Le tecnologie sono cambiate in meglio, così come il clima: si pensi che le piogge intense hanno allagato perfino il deserto del Sahara.
Mai visto le dune spuntare dall’acqua!!! Siamo letteralmente con “l’acqua alla gola”. Bisogna rivedere completamente la geografia idraulica, compresi gli impianti fognari, ormai “vecchia” (basata sulle condizioni di secoli fa). Uniamo tutte le forze senza ideologismi e soprattutto sorpassando la burocrazia che letteralmente “uccide”: a proposito, perché le vasche costruite a Bentivoglio ormai da un decennio per accogliere (tramite tubazione sotterranea con Casalecchio) gli eccessi del Reno, non vengono ancora utilizzate in caso di crisi? Si stanzino con urgenza fondi realmente rapportati alla necessità di mettere in sicurezza il territorio. Oggi invece parrebbe il contrario!!!!
Penso di interpretare l’opinione di tutti noi, rivolgendo un abbraccio agli alluvionati e un grazie agli “angeli del fango”.

… fossi: chiusura pericolosissima
Innanzitutto, vanno ricordati il Regio Decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 “Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque,” e per quanto attiene la tutela del suolo, la fonte principale è senza dubbio il R.D. 25 luglio 1904, n. 523 “Testo unico delle disposizioni di legge intorno alle opere idrauliche delle diverse categorie”. Sono norme tuttora in vigore e disciplinano competenze e obblighi per una corretta gestione di un sistema idrico  oggi caratterizzato da una urbanizzazione
che cresce, impermeabilizzando il territorio. È pur vero che in Emilia le precipitazioni dei primi 10 mesi hanno eguagliato quelle di tutto il 1958 (anno record), ma, considerato che è un trend ormai assodato, sono state messe in atto da Agenzie statali – regionali – comunali, Consorzi di bonifica e quanti preposti (D.L. 152/2006 e D.L. 50/2017) tutte le procedure di messa in sicurezza di fiumi, torrenti e canali?
Per mantenere il giusto equilibrio nel circuito idraulico, è basilare conservare in perfetta efficienza tutto il reticolo che “accompagna” l’acqua al di fuori di centri abitati e terreni coltivabili. Anche gli agricoltori devono fare la loro parte. Mai come ora appare dannosissima la chiusura dei fossi anche fra gli appezzamenti: i nostri avi li hanno sempre rispettati e puliti anche quando erano disponibili solo badili e carriole, al posto delle attuali benne.

… un Piano contro gli eventi climatici è urgente
Clima. drenaggio, deflusso i punti deboli del terreno fragile che dovrebbe risolvere il Piano redatto dall’Autorità di bacino
del Po dopo le alluvioni del 2023 e trasmesso a ministeri Ambiente-Infrastrutture-Economia e Finanza, ancora però in attesa del sì di Governo e Commissario straordinario Figliuolo e trasformarsi (ci vorrà tempo) in progetti esecutivi. Dalla Regione è stato chiesto l’immediato dettaglio applicativo per accelerarne l’attuazione nei tratti da Samoggia-Lavino e Ghironda, a Reno e Setta, a Navile e Savena, a Idice e suoi affluenti, a Sillaro e Santerno, a Senio-Lamone e Marzeno.
Prevede

  1. arretramento degli argini per allargare gli alvei fluviali e valutare il minor impatto dei ponti sul rallentamento del flusso;
  2. tracimazioni controllate con apposite chiuse, allagando (se necessario per salvare i centri abitati) terreni agricoli individuati in precedenza (nel mese di settembre in Romagna l’alluvione ha rotto 7 argini e alcuni ponti saranno demoliti e ricostruiti con minor impatto sul flusso);
  3. reti antierosione per contenere le frane;
  4. nuova pianificazione urbanistica con abbandono di case isolate costruite in zone a rischio;
  5. dissuasori acustici o ultrasuoni per allontanare gli animali selvatici dagli argini ed evitare pericolose tane. 

Per l’Emilia Romagna previsti 4,6 miliardi in 12 anni, circa la metà dei danni 2023! Attenzione però: le ultime alluvioni dimostrano che la riparazione delle falle non ha retto alle successive piene: a mio avviso vuol significare che la nuova terra utilizzata per lavori di ampliamento degli argini ha bisogno di tempo per assestarsi (si pensi alle rotture avvenute in argini di vecchia costruzione). E per rinforzare gli argini non si usino pietrisco o terra mista a rifiuti: reggerebbero “pochi secondi” alla furia dell’acqua!

… efficientamento  energetico degli edifici
Siamo molto indietro: il 75% hanno più di 70 anni e solo il 20% risulta nelle migliori classi Ape (fino alla D, compresa). È grave! Con lo spettro dell’urbanizzazione che vedrà un più 70% di residenti nelle metropoli entro il 2050: in Italia gli esperti dicono che per dimezzare l’inquinamento vanno investiti 10 miliardi di euro all’anno. Perché non riscoprire i borghi fatti di 4 mila comuni che coprono il 60% del Bel-Paese, ma in cui risiede meno di ¼ della popolazione? Per valorizzarli ed evitare lo spopolamento, le amministrazioni dovrebbero incentivare le Comunità energetiche, le bellezze naturali e architettoniche presenti e divulgarle attraverso il turismo. A Castel Maggiore (BO) nasce una nuova Comunità energetica che coinvolge attivamente (sono soci) cittadini, aziende ed istituzioni locali attraverso un innovativo modello di economia di prossimità basato sulla condivisione (produrre, immagazzinare, scambiare e consumare) dell’energia elettrica e termica da fonti rinnovabili presenti nel territorio. Le Amministrazioni di tutto il Paese dovrebbero mettere in rete l’elettricità da fonti rinnovabili, seguendo l’esempio di fine ‘800 quando è nata in assoluto la prima Cer, la Sem (società elettrica di Morbegno in Valtellina) che nel 1897 permise di sfruttare impianti idroelettrici per dar luce alla popolazione. Da non trascurare il grande aiuto che può arrivare dal mare!!! Quel mare che, oltre a fornire elettricità con il suo moto ondoso e assorbire la CO2, potrebbe stoccare l’anidride carbonica catturata. Con il progetto “Transition Plan” Eni e Snam puntano a decarbonizzare 4 milioni di tonnellate nel 2030 e, con biogas e idrogeno, a raggiungere la neutralità di emissioni nel 2040 e l’azzeramento delle emissioni dei loro clienti nel 2050. Da incrementare anche la geotermiaquesto “tesoro” di acqua calda dal sottosuolo, sfruttato da 200 anni. In Toscana con le 33 centrali di Larderello, Radicondoli, Lago e Piancastagnaio copre il 33% del fabbisogno e il 70% delle rinnovabili, fornendo elettricità (6TWh) e teleriscaldamento ad oltre 10 mila case e decine di grosse aziende in provincia di Pisa, Grosseto e Siena. In costruzione altre 3 e cresce la richiesta di nuove centrali in queste aree, ma sarebbe opportuno estenderlo (come in Germania, Francia, Croazia e Islanda). Ovunque, da 3 a 300 metri sotto la superficie, la temperatura è costante a 12 gradi tutto l’anno e le pompe geotermiche permettono di, quando l’aria è più fredda di 12 gradi, estrarre calore dalla terra, mentre quando fa più caldo, scaricare il calore nella terra.

La transizione passa dal cibo
Gli agricoltori, principali custodi dell’ambiente, devono contare di più. Basta importazioni di prodotti tipici del nostro areale (olio, grano, zucchero, carne) che, arrivando a prezzi bassi, riducono la remuneratività dei nostri agricoltori, già oggi compromessa dal caro materie prime che porta al rincaro dei prodotti (dal 2022 al 2024: carni +22%; lattiero-caseari + 25%; oli   27%; zucchero +495). Non facciamoci condizionare dalle notizie (se non sono fake-news, sono sicuramente ininfluenti) sulle “emissioni” degli animali durante il pascolo. E quelle nostre, che siamo tanti di più? O vogliamo trasformare l’agricoltura di terra in “di mare ”? Le alghe sono già oggi coltivate in Giappone, Corea, India, Cile, Australia e Norvegia per utilizzi alimentari, medicali, tessili e come sostituti dei prodotti petrolchimici: hanno poi le capacità di assorbire il metano emesso dai ruminanti… La nostra agricoltura è però in crisi non solo per la concorrenza europea sui prezzi, ma ora è colpita (Emilia R., Veneto, Lombardia, Piemonte e Lazio) da peste suina africana e aviaria che portano ad un calo dei loro prezzi del 30%. A rischio la produzione e l’export: dall’inizio della pandemia (2022) i danni hanno raggiunto oltre mezzo miliardo (macellati circa 900 mila capi all’anno per la peste e oltre 2,4 milioni di volatili fino ad ora). Dall’agricoltura dipende la sostenibilità futura ed è più facile da attuare. È però messa in difficoltà dalle piogge: nelle ampie aree agricole sempre più impregnate dall’acqua o addirittura sommerse da alluvioni, sarà difficilissimo coltivare in futuro e dovremo ricorrere sempre più alle importazioni di cibo! Spazio ai giovani e alla produzione di cibo di qualità.

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