Andrea Mazzetti
Cicloturismo. Un fenomeno in crescita.
Il cicloturismo in Italia ha registrato un aumento del 6,7% di presenze nel 2023, con un impatto economico di 5,5 miliardi di euro.
Il rapporto “viaggiare con la bici 2024,” a cura di Isnart, Legambiente e Bikenomist, presentato a Bologna durante la fiera del cicloturismo, riporta al 2023 oltre 56 milioni di presenze cicloturistiche, un incremento del 4% dall’epoca pre-covid. I cicloturisti, principalmente giovani millennials (47%) hanno istruzione e reddito medio alto, preferiscono viaggiare in compagnia del partner (41%), della famiglia (26,7%) o degli amici. Le esperienze spaziano dalla visita al patrimonio monumentale (37%), all’immersione
nella natura (36,4%) a esperienze enogastronomiche (24%) e di benessere generale (8%). I servizi migliorano e con questi anche le informazioni in rete, consultate dal 60% dei cicloturisti prima della partenza. Ricordiamo che Bologna è un nodo importante
della rete nazionale cicloturistica. Fra i molti tracciati citiamo la Ciclovia del sole da Verona a Bologna, nonché della Via della lana e della seta, percorribile in mountain bike, fra Bologna e Prato.
da: La nuova ecologia, giugno 2024.
Australia
Il giacimento di uranio più ricco del mondo non sarà scavato perché è un luogo sacro: sarà parco nazionale. Il primo ministro laburista australiano Anthony Albanese, confermando il divieto nucleare in vigore da oltre 26 anni, ha dichiarato solennemente che il sito di Jabiluca, ricchissimo di uranio di alta qualità, ma
considerato sacro dalla popolazione aborigena (ospita alcune delle opere di arte rupestre più antiche del mondo) sarà incluso nel vicino Kakadu National Park. Questo parco, situato nell’Australia del Nord e grande come il Piemonte è una distesa tropicale di gole, cascate e lagune, dichiarato patrimonio dell’umanità e reso famoso dal film Crocodile Dundee, dove appunto una delle attrattive turistiche è la navigazione in lagune dove abbondano i coccodrilli saltwater, la più grande specie di rettile vivente con misure pari o superiori ai sei metri. La conservazione dei siti indigeni è stata oggetto di un intenso esame in Australia dopo che la società mineraria Rio Tinto ha fatto saltare in aria i rifugi rocciosi della Gola di Juukan, risalenti a 46 mila anni fa, nel 2020.
da: La Repubblica del 27/07/2024.
Usare il cellulare non fa venire il cancro
Usare il cellulare non fa venire il cancro “La più ampia revisione degli studi epidemiologici commissionata dall’OMS non ha riscontrato nessuna correlazione fra l’uso dei telefoni e l’incidenza dei tumori al cervello”. Questa la notizia pubblicata a settembre scorso da Internazionale n. 1580.“La revisione di 63 studi, nell’arco di quasi trent’anni, non ha provato infatti alcuna associazione fra l’uso del cellulare e il cancro, né con il suo uso prolungato(utilizzo per dieci anni o più) né con il tempo trascorso al telefono. Lo dimostra il fatto che anche se l’uso del cellulare è salito alle stelle i tassi di tumore al cervello sono rimasti stabili“. Così riporta Corriere Salute del 24/9/24.Wired.it in un articolo del 3/9/2024 definisce “imponente” il lavoro dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità),consistente nella revisione sistematica della letteratura scientifica. Focus del 19.9.24 conclude riportando che “ora gli scienziati si dedicheranno alla seconda parte della revisione, che indagherà gli eventuali collegamenti tra uso di cellulari, leucemia e linfoma non-Hodgkin, tumori non immediatamente associati all’utilizzo di dispositivi mobili. Intanto Ken Karipidis, primo autore dello studio OMS, ha chiarito che altri studi su onde radio e salute dovrebbero rassicurare: una revisione commissionata dall’OMS su onde radio e fertilità maschile ha escluso che vi sia un’associazione tra l’esposizione a esse e un calo del numero di spermatozoi nei testicoli. E uno studio su onde radio e fertilità femminile ha trovato che queste potrebbero essere associate a un basso peso alla nascita dei neonati, ma solo in contesti dove l’esposizione è estremamente elevata, oltre i livelli considerati sicuri”. Da parte sua, La nuova ecologia di giugno 2024 segnalava come in Italia“ sono stati diversi i tentativi di innalzare i limiti di esposizione. Nonostante la opposizione di associazioni, comitati e cittadini il governo Meloni ha deciso di fare questo grande regalo alle compagnie telefoniche”. “Per ora – prosegue Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – abbiamo scongiurato un aumento rispetto ai 15 volt/metro attualmente in vigore. Ma questo non ci rende tranquilli…” Legambiente annuncia pertanto battaglia per riportate i limiti ai 6 Volt/metro e affinare le tecniche di misurazione. Per parte nostra, permetteteci un commento: siamo molto, molto contenti dell’oggettiva buona notizia, ma… Ma, intanto che gli scienziati, giustamente, continuano a studiare noi, per sana precauzione, continueremo a usare il cellulare il più possibile con vivavoce e auricolari.
A difesa degli alberi
Gli alberi rappresentano la nostra ancora di salvezza in un mondo sempre più caldo e inquinato. Nei centri abitati anche pochi alberi, un boschetto, rappresentano un’isola di refrigerio e migliorano non di poco la vivibilità delle nostre città. Vanno quindi salvaguardati e incrementati, come ci chiede l’Onu. Noi Gev siamo particolarmente impegnati in questa attività, come dimostrano gli interventi anche di recente effettuati presso le amministrazioni pubbliche volti a scongiurare impropri abbattimenti e a favorire nuove piantumazioni. Restiamo vigili… Nella foto un boschetto (magnolie, quercia, ginko) in un abitato di pianura, che doveva lasciare il posto ad un parcheggio, ma salvato dalle Gev.
La volontà dei faggi
Nel numero precedente avevamo dato notizia della scoperta di due rari faggi al parco Don Bosco, zona scuole Besta. Il collega Iannibelli è tornato sul luogo: il nostro auspicio che non fossero abbattuti si è avverato. Ma purtroppo la buona notizia finisce qui. Per far posto ad una pista ciclabile le loro radici sono state in parte tagliate e il terrapieno che ne aveva consentito la crescita nel caldo di Bologna è stato rimosso, pur con certe cautele, non scontate in altri casi di intervento sul verde. Sopravviveranno? La speranza è l’ultima a morire. Ma la loro battaglia di sopravvivenza potrebbe essere molto dura. Noi tifiamo per loro, consapevoli che le notizie buone, ma proprio buone buone, ci sono forse solo nelle favole. Per il resto non ci resta che cercare di far prevalere l’ottimismo della volontà sul pessimismo della ragione. Per dettagli: https://antonioiannibelli. it/2024/10/18-i-faggi-del-don-boscouna-battaglia-persa?
La foresta rigenerata del Gariglione. Un esempio per tutti
In meno di un secolo la foresta del Gariglione, oltre mille ettari nel parco nazionale in Calabria, ha ripreso la sua fisionomia di selva. Fino agli anni cinquanta del Novecento è stata sfruttata per il legno, oggi è una foresta vergine o quasi. Ci sono faggi e abeti che superano i 40 metri di altezza e nemmeno l’ombra di specie invasive. Alcuni di questi alberi hanno qualche secolo alle spalle e la maggior parte sta crescendo nel rispetto dei cicli naturali di questi ambienti, tanto che gli ecologi l’hanno definita una “giovane foresta vetusta“. Uno ossimoro ma solo sulla carta, come racconta lo studio coordinato dall’Università della Tuscia pubblicato sulla rivista Science of Total Environment. La ricerca svela come il ritorno a foreste naturali imponenti sia possibile in tempi relativamente brevi; un fenomeno ricorrente nelle aree tropicali ma che per il momento rimane un caso unico in ambito mediterraneo. Non solo le dimensioni in altezza e la copertura arborea hanno raggiunto uno stato paragonabile alla foresta originaria, – spiega Gianluca Piovesan, docente di scienze naturali e ambientali all’Ateneo laziale che ha coordinato la ricerca – anche la quantità di carbonio fissato dagli alberi rientra nei parametri di un ambiente non perturbato dall’uomo. Sembra di tornare sui passi di Norman Douglas lo scrittore britannico che visita con stupore questi luoghi selvaggi negli anni dieci del Novecento e ai quali dedica l’opera Old Calabria, poi tradotta in italiano negli anni sessanta (Vecchia Calabria). Il bosco del Gariglione dopo il passaggio di Douglas, diviene area di estrazione del legno fino agli anni cinquanta. In questo periodo si calcola che fino al 90% della biomassa sia stata prelevata a colpi di scure. Negli anni settanta il Demanio dello Stato protegge l’area in qualità di riserva biogenetica e cassaforte di semi per molte specie che si sono adattate al clima mediterraneo. Da allora la gestione del bosco, che in quest’area del Parco Nazionale è ancora oggi coordinata dai Carabinieri forestali, è stata improntata al laissez-faire della natura. Non è una forma di abbandono ma una strategia voluta che prevede controlli, monitoraggi e analisi costanti per garantire la rinaturalizzazione senza intervento umano. Una delle piante protagoniste di questa rigenerazione lampo, almeno per i tempi della natura, è stato l’abete bianco che ha colonizzato le zone più disturbate del bosco contribuendo alla chiusura della volta arborea. Quelli che crescono in Italia meridionale sono più resistenti alla siccità e oggi sono studiati per valutare se sia possibile traghettarli in una migrazione assistita verso l’Europa centrale dove le popolazioni locali di questo albero, nel giro di qualche decennio, potrebbero non essere in grado di tollerare l’aumento delle temperature causato dal cambiamento climatico. Piovesan conclude affermando che la rinascita della foresta del Gariglione può quindi essere un modello per gli interventi di rinaturalizzazione previsti dal Nature Restorantion Law europea e che ne è stata proposta l’inclusione nel Patrimonio Mondiale Unesco. da www: repubblica.it/green-and blue/31.8.
Cicloturismo. Un fenomeno in crescita.