Erbe selvatiche ed alimentazione
Anna Di Candia
Durante la stagione invernale, gli scarponi di noi raccoglitori riposano, ma non si fermano: si possono raccogliere, infatti, in questo periodo diverse parti di piante interessanti per il sostegno del nostro sistema immunitario. Il focus di questo articolo sarà sulla regina delle rose: la rosa selvatica di bosco o Rosa canina L. e i suoi piccoli frutti rosso vermiglio che, come piccole gemme, impreziosiscono i nostri boschi da settembre fino a fine inverno. Arbusto alto dai 2 fino a 3 m, piuttosto comune e diffuso, esso è una rosa molto resistente rispetto a tutte le altre nei confronti delle aggressioni parassitarie. Preziosa per l’ecosistema, perché, in quanto specie pioniera, promuove l’avanzare dei margini boschivi e offre nutrimento alla piccola fauna. Cresce nelle faggete e nei boschi di latifoglie decidue, in terreni poveri, fino ai 1500 m slm, resistendo al freddo. Essa è caratterizzata da fiori con corolla a cinque petali rosati, poco odorosi, lunghi rami flessuosi con aculei ricurvi o falcati a base larga, foglie imparipennate con 5 fino a 7 foglioline glabre, ovali, lanceolate o ellittiche, con margine a denti semplici, frutti (i cinorrodi di cui andremo ad esplorare le virtù) globosi ellittici, con peduncoli glabri. Il nome specifico “canina” le fu attribuito per la virtù del decotto delle sue radici di guarire le ferite infette di morsi canini, come decantava Plinio il Vecchio. Noi raccogliamo adesso i suoi frutti: in botanica queste delizie, come i frutti di tutte le rose, sono classificate come falsi frutti, denominati “cinorrodi”. I “semi” che troviamo all’interno della polpa, frammisti a peletti sottilissimi e urticanti se ingoiati, invece, sono i veri frutticini, piccoli acheni giallo bruni, custodi di un olio ricchissimo in acidi grassi polinsaturi e provitamina A. Preleviamo dalla pianta i cinorrodi interi quando sono giunti a piena maturazione e la loro polpa cremosa fuoriesce dalla cuticola dietro leggera pressione in corrispondenza dei residui vestigiali del fiore, quindi esattamente dalla parte opposta all’attaccatura del picciolo. Questa polpa, privata dei peletti e dei semi, è corroborante, dal gusto vitaminico leggermente aspro e piacevolmente dolciastro. Essa si può ottenere pressando i cinorrodi maturi in un passaverdure, oppure sezionando longitudinalmente il cinorrodo e raschiando via peletti e acheni dall’interno. È conveniente fare questa ultima operazione quando il cinorrodo è più duro e la polpa è ancora soda e non cremosa. Il risultato sarà comunque gustoso e benefico e sarà più facile seccare la polpa e conservarla per farne ottimi infusi invernali o triturarla per usarla nello yogurt al mattino. La polpa cremosa, invece, si può usare per fare marmellate o melliti da usare con soddisfazione nel periodo più freddo. La raccolta e l’estrazione della polpa dai cinorrodi è impresa ardua e laboriosa, ma il risultato è impagabile: la rosa canina vanta, infatti, numerose proprietà anche se è conosciuta principalmente per il suo altissimo contenuto in vit. C, che in realtà è presente in grande quantità solo se il cinorrodo è consumato fresco; i cinorrodi sono considerati dai nutrizionisti dei veri Superfood, poiché contengono tantissimi fitocomplessi come composti fenolici (tra cui la potente antinfiammatoria quercetina), molto benefici e preziosi per la nostra salute, oltre ai carotenoidi come b-carotene e licopene, vitamine del complesso B e vitamina E, dalle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. I fitocomplessi della rosa canina sono noti per i notevoli benefici in casi di artrite reumatoide, artrosi e malattie infiammatorie intestinali. Essi hanno, inoltre, effetti benefici nel declino cognitivo grazie al contenuto in tocoferolo, acido ascorbico e composti fenolici, tra cui appunto la potente quercetina. Contengono inoltre acido ellagico, potentissimo antiossidante, con azione antimutagena e anticancerosa, e potente inibitore, insieme alla quercetina, dei radicali liberi prodotti nell’organismo. I carotenoidi presenti sono numerosi, in particolar modo nel frutto maturo: licopene, zeazantina, luteina, b-carotene e altri, essi sono molto importanti nella dieta umana poiché agiscono come provitamina A e possono prevenire alcune malattie croniche e persino il cancro. I tocoferoli (vit. E), infine, hanno la capacità di eliminare i radicali liberi e sono considerati i più importanti antiossidanti in natura, donano effetti benefici nelle malattie degenerative come aterosclerosi, morbo di Alzheimer, le malattie cardiovascolari ed alcuni tipi di cancro. Si possono sfruttare anche i semi e i petali (che compaiono in primavera) e le foglie giovani: nella medicina popolare i semi in infuso venivano indicati come diuretico per malattie renali e della vescica, nella gotta, nella sciatica e in caso di reumatismi. Si impiegano 1,5 g di semi in una tazza da bere più volte al giorno. Quest’uso non è molto conosciuto e utilizzato in Italia. I petali di rosa canina, invece, hanno proprietà analoghe a quelle di altre rose, perciò sono astringenti, rinfrescanti, digestivi e lenitivi. Anche le foglie sono impiegate per tisane astringenti, per chi è più spesso soggetto a disturbi intestinali. Ultima chicca per chi ama nutrirsi anche attraverso la pelle: in cosmetica i cinorrodi freschi, privati della peluria interna mediante lavaggio abbondante, si omogeneizzano con il frullatore e si impiegano come maschera di bellezza; ha effetto schiarente, tonificante e levigante della pelle. Troverete gustose ricette e maggiori approfondimenti nel nostro sito www.gevbologna.org
La rosa canina rappresenta un prezioso alleato nella nostra dieta, e la cura e preservazione di questi arbusti aiuta la natura; perciò, abbiamo con immenso piacere accolto la sfida nel riportare alla ribalta il suo frutto squisito, ormai relegato solo a integratore, o articolo da farmacia o erboristeria.