Rifiuti urbani
Maurizio Francesconi
Questa volta parliamo di rifiuti urbani e lo facciamo per tre ragioni. Primo, perché l’argomento ci interessa direttamente. Secondo, perché il tema è sempre più di attualità. Terzo, perché sono da poco usciti due lavori molto interessanti: il Rapporto Rifiuti Urbani edizione 2023 di ISPRA e il GREEN book 2024, con i dati sulla gestione dei rifiuti urbani in Italia, edito dalla Fondazione UTILITATIS. Qui, alcune informazioni e tabelle tratte da queste due ricerche. I testi completi li trovate nel nostro sito web www.gevbologna.org
Da dove partiamo?
Come avviene in molteplici ambiti, anche il quadro normativo del trattamento dei rifiuti nel nostro Paese ha origine dall’Unione Europea. Due le norme europee più importanti: Direttiva 2008/98/CE e Direttiva di modifica ed aggiornamento 2018/851/CE. Un quadro giuridico in continua evoluzione, conseguenza di accresciuti bisogni, di innovazione tecnologica e di maggiore sensibilità verso ambiente e salute umana. Una legislazione spinta anche dalla necessità, sempre più urgente, di portare a compimento un modello di economia circolare fondato sulla riduzione dei rifiuti, unito al recupero di energia e al risparmio di materia prima preziosa.
L’imperativo categorico è: prevenire, cioè produrre minori rifiuti, aumentando riutilizzo e riciclaggio, in alternativa allo smaltimento in discarica.
Nel 2021 la produzione complessiva dei rifiuti urbani nella UE dei 27 ha avuto un incremento, rispetto al 2020, del 1% e un totale di circa 235,4 ml di tonnellate (dati Eurostat 2023). Con Paesi in decremento (Danimarca -5,1% e Svezia -2,4%) ed altri in incremento (Bulgheria +8,1% e Francia +5,2%). Il nostro Paese ha registrato un decremento del 1,1%
Produzione totale di Rifiuti Urbani nella UE27 (tonnellate*1.000) anni 2019-2021

Nel 2021 i rifiuti urbani complessivamente avviati a riciclaggio nella UE dei 27 hanno avuto un incremento, rispetto al 2020, del 1,2% e un totale di oltre 114 ml di tonnellate (dati Eurostat 2023). Il tasso medio di riciclaggio dei rifiuti urbani nella UE dei 27, nel 2021, è stato pari al 48,7%, evidenziando un incremento di 10,7 punti percentuali (pp) rispetto al 2010. Slovenia e Lituania hanno fatto, rispettivamente, +38,4 pp e +39,4 pp. L’Italia ha fatto registrare un incremento complessivo di +20,9 pp.
Andamento del tasso percentuale dei rifiuti urbani avviati a riciclaggio nella UE27, periodo 2010-2021

Gli obiettivi, in termini di riciclaggio dei rifiuti urbani, posti dalla legislazione europea sono: 50% al 2020, 55% al 2025, 60% al 2030 e 65% al 2035.
Veniamo all’Italia
Innanzitutto, che cosa rientra nella categoria dei rifiuti urbani?
Recependo le Direttive Europee, il Dlgs 116/2020 al comma 8 dell’art.1 (lett.b-ter) mette al punto 1) i rifiuti domestici indifferenziati e da raccolta differenziata, ivi compresa: carta e cartone, vetro, metallo, plastica, rifiuti organici, legno, tessili, imballaggi, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), rifiuti di pile e accumulatori e rifiuti ingombranti, ivi compresi materassi e mobili. Seguono dal punto 2) al punto 6) i rifiuti differenziati e indifferenziati da altre fonti, da spazzamento strade, da gestione delle aree cimiteriali, da manutenzione delle aree verdi, rifiuti di qualunque natura e provenienza recuperati da strade e aree pubbliche, spiagge e rive dei corsi d’acqua.
Rifiuti Urbani, componenti in percentuale (fonte Arpae 2020)

L’Italia sta migliorando sia in ambito raccolta differenziata, sia alla voce avvio al riciclo. A livello nazionale, nel 2022, la percentuale di raccolta differenziata ha raggiunto il 65% (+1,2 punti rispetto al 2021). Mentre la percentuale di riciclaggio si è attestata al 49,2% (+1,1 punti rispetto al 2021). Ma siamo ancora distanti dai target fissati dalla UE e lo siamo soprattutto sul riciclo. Nel complesso 49,2% vs 55%. E troppo ampia resta la forbice tra raccolta differenziata e percentuale di avvio al riciclo. Forbice che negli anni tende ad aprirsi sempre più. Due le ragioni principali: primo, nella differenziata ci sono ancora troppe impurità, stimate nella misura del 20%; secondo, sussiste ancora a livello nazionale la carenza di un adeguato sistema impiantistico di gestione e selezione dei rifiuti. Soprattutto il Sud presenta un deficit sia per quanto riguarda il trattamento dell’organico come dell’indifferenziato.
Percentuali di riciclaggio anni 2010-2022

Ma andando più nel dettaglio alla voce raccolta differenziata, troviamo che, tra zona e zona, ampio è lo scostamento rispetto al target. Uno scostamento che poi condiziona anche il risultato, totale Italia, dell’avvio dei rifiuti al riciclo.
Raccolta differenziata nei comuni con popolazione superiore ai 200.000 abitanti. Valore percentuale.

Perché dobbiamo puntare sempre più su Recupero, Riciclo, Riuso (le 3 R)? Le ragioni sono molteplici, ma soffermiamoci su due di queste.
- Cresce la domanda di beni di consumo e questo porta con sé la necessità di sostituire le Materie Prime Vergini con le Materie Prime Secondarie. Le MPV sono, come è noto, limitate e spesso lontane da noi e il loro approvvigionamento potrebbe anche risultare compromesso -come è già successo più volte- da situazioni politiche, ambientali e commerciali. Le MPS invece sono intorno a noi. E puntare su riciclo, recupero e re-impiego significa ottenere maggiore efficienza e minore spreco di energia.
- I cambiamenti climatici e la decarbonizzazione dell’economia obbligano all’abbandono dei combustibili fossili e alla transizione verso energie rinnovabili. Ma le tecnologie che permettono di ottenere e sfruttare le energie rinnovabili necessitano di grandi quantità di Materie Prime Critiche e Strategiche. Terre rare, Cobalto, Litio, Platino, Silicio, Titanio, ecc. Tutti elementi non facili da ottenere e di cui l’Europa è povera. Quindi il recupero e il riciclaggio, ancora una volta, assumono una importanza strategica.
Pensiamo, ad esempio, ai RAEE. Una miniera di “metalli preziosi” che abbiamo in casa e di cui siamo circondati. I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche come smartphone, PC, Tablet, TV, pannelli fotovoltaici, accumulatori, fotocopiatrici, apparecchi fotografici, oppure elettrodomestici, autoveicoli, elettroutensili, cablaggi e molto altro ancora contengono rame, argento, oro, litio e platino. The Global E-Waste Monitor 2020 (*) ci racconta che in una tonnellata di schede elettroniche si possono trovare fino a 69 elementi della tavola periodica (iridio, palladio, cobalto, antimonio, ecc.) e da queste si possono ricavare anche più di 2 quintali di rame, più di 46 Kg di ferro, quasi 28 di stagno e di alluminio e 18 di piombo.
Quindi, in conclusione, rifiuti a chi?

(*) The Global – E-Waste Monitor è un report periodico pubblicato dal WEEE Forum, un’associazione internazionale, con sede a Bruxelles. Il principale centro di competenza mondiale sui Rifiuti Elettronici. Un attore di primo livello in fatto di economia circolare. E’ grazie al WEEE Forum se la data del 14 ottobre è stata nominata Giornata dei Rifiuti Elettronici.