Luna, Marte o… una Terra migliore

FOTO 1 – La corsa spaziale – Nell’ambito del progetto Artemis (prevede uno sbarco nel 2026 e la costruzione di una base permanente), la sonda Nasa Odysseus, allunatasi in febbraio dopo 52 anni dall’Apollo, dovrà fornire dati per tute spaziali e pareti capaci di protegge-re gli astronauti dai dannosi raggi cosmici e approfondire la presenza di acqua (avvistata, allo stato di ghiaccio, al Polo sud): cioè tutto quello che servirà per un futuro insediamento umano. C’è poi il piano dell’imprenditore Elon Musk che, dopo la prima passeggiata “privata” di settembre a 1400 km. sopra la Terra (più in alto della Stazione Orbitante Internazionale) e in ottobre “l’andata e ritorno” alla base di una astronave, prevede di spedire nel 2029 su Mar-te un milione di coloni con l’astronave di Space X, StarShip (può trasportare 100 persone o 100 tonnellate di materiali ogni volta). Saranno obiettivi realistici?

FOTO  2 – Il clima ha modificato la natura – I cambiamenti, oltre a rendere difficoltoso lo sviluppo in profondità delle radici, rendono sempre più rara la presenza degli insetti im-pollinatori, costringendo le piante a modifica-re il loro comportamento, autoimpollinandosi, come nelle viole (hanno sia gli stomi del polline che l’ovario che lo riceve, riducendo la superfi-cie dei petali). L’Universo celeste non è popolato da vegetali, ma, come per le patate, si dovrebbero intensificare gli studi sulla possibilità di replicare gli alberi anche nel nostro Satellite e nel Pianeta Rosso. La loro auto-sopravvivenza in “ambiente chiuso” (vaso o stazione spaziale) potrebbe aiutarci nell’adattamento al clima.

L’uomo già da tempo sta rivolgendo sempre più attenzione verso l’Universo celeste (formatosi circa 13-14 miliardi di anni fa).
Gli occhi del “mondo economico” sono oggi puntati sullo spazio, non solo per lanciarvi “satelliti artificiali” per aiutare le telecomunicazioni e la sicurezza, che poi finisce per controllare tutti noi, ma c’è la volontà (e la corsa) di “colonizzare” la Luna e Marte (foto 1).
Visto di quanto siamo capaci (in senso negativo) sia sulla Terra che nello spazio (molti satelliti sono inutilizzati e divenuti un rifiuto, anche qui!) e dei progetti che sono all’orizzonte, dobbiamo imparare che anche questo “mondo” che circonda Madre Terra va rispettato, compreso dove abitiamo ora…
I Paesi più impegnati in questa “corsa spaziale” sono infatti Cina, Russia, Usa e Ue, responsabili, assieme a India e Giappone, di quasi 2/3 delle emissioni globali di CO2 fossile generata da una troppo veloce e incontrollata evoluzione industriale (dal 1750 sono aumentate del 56%): i cosiddetti gas serra che per-mettono alle radiazioni solari di passare attraverso l’atmosfera generando calore che porta ad un importante e immediato innalzamento della temperatura globale (+1,2°C dal 1880 ad oggi: gli ultimi 8 anni sono stati i più caldi). Cambiamenti climatici che stanno costringendo il mondo vegetale ad adattarsi (foto 2).
Loro ci stanno riuscendo, mentre per noi è più problematico; anzi reagiamo accendendo i condizionatori, che inquinano e consumano più energia!
Un adattamento che il mondo vegetale ha subito nel corso del lungo processo evolutivo della Terra (un corpo roccioso caratterizzato, 4550 milioni di anni fa, da una temperatura elevatissima) a partire dalla nascita delle prime forme di vita (500 mila anni dopo, negli oceani) e poi delle prime alghe (apparse anche queste nell’acqua circa 1,5 miliardi di anni fa).
La Terra è rimasta incontaminata fino all’arrivo dell’uomo (300 mila anni fa). Pianeta e atmosfera vanno rispettati perché sono la nostra cassaforte: ci forniscono le materie prime fra cui l’acqua, un bene sempre più prezioso, che ora si può ricavare dall’umidità dell’aria: in Kenya è già operante un sistema di que-sto tipo (struttura in metallo che “attira le gocce di umidità” e le convoglia in un raccoglitore).

Questa invasione celeste deve quindi essere rispettosa…

Il cibo nello spazio 

Oltre alle tecniche di sopravvivenza termica e respiratoria dei “coloni” si dovrà trovare adeguate soluzioni per la produzione “in loco” del cibo necessario per una prolungata permanenza.
Sarà possibile coltivare patate, come afferma Stefania De Pascale responsabile del laboratorio di ricerca agrospaziale dell’Università di Napoli con l’Agenzia spaziale europea.
”In particolare su Marte, a causa delle radiazioni ionizzanti nemiche della vita, non avremo campi di patate all’aperto, ma nel sottosuolo, protetto da strati di regolite marziana o di ghiaccio: l’illuminazione sarà artificiale, come oggi avviene per l’agricoltura verticale. Una missione su Marte non può durare meno di 500 giorni fra andata e ritorno (55 milioni di km) e di permanenza: richiederebbe il trasporto di 5-7,5 tonnellate di cibo a persona.
Bisognerà quindi riprodurre sul mezzo spaziale un ecosistema come quello terrestre dove le piante sono sia produttori di cibo che purificatori dell’aria e utilizzatori dell’anidride carbonica che emettiamo respirando. 

FOTO 3 – Piante terrestri cresciute per il supporto vitale nello spazio – Negli anni ‘50- 60 le alghe sono state i primi vegetali candidati per i sistemi di supporto vitale umano: i progetti Nasa iniziati nel 1946 con l’invio nello spazio di una manciata di semi di mais e proseguiti nel 1971 con Apollo 14 i cui semi furono coltivati insieme ad alberi che non erano stati nello spazio: tra i due non c’era alcuna differenza. Per sostentare nei viaggi e sulla superficie marziana gli equipaggi, sono stati individuati sistemi chiusi denominati “biosfere modulari”: i “giardini in bottiglia” portati da noi Gev nelle scuole e che si basano sul ciclo della natura (le piante forniscono aria e acqua a semi e giovani germogli).
Nello spazio (anche l’italiana Cristoforetti ha partecipato) sono state coltivate: ricino, girasole, cavoli, cipolle, piselli, ravanelli, lattuga, grano, aglio, cetrioli, prezzemolo, patate, pomodori, basilico. Alcune piante, come il tabacco e la gloria mattutina, non sono state coltivate direttamente nello spazio, ma sono state sottoposte ad ambienti spaziali e poi germogliate e coltivate sulla Terra.

FOTO 4 – Alberi extraterrestri – Partendo dalle tecniche di coltivazione su Marte predisposte dall’Università di Napoli, potremmo farci accompagnare in queste missioni extraterrestri dagli alberi: per primi hanno“messo piede” sulla Terra.
Le piante hanno fatto il vero grande cambiamento del pianeta (inizialmente incandescente), creando ossigeno, acqua (utili per la vita) e resistendo a lungo. Nella foto i pioppi secolari di Pieve di Cento.

Con il progetto Micro greens for micro gravity, in due settimane si ottengono micro ortaggi (ravanelli, insalata, fragole e pomodori) ricchi di nutrienti, antiossidanti, vitamine. ”Ricordate il piccolo “giardino in botiglia” caro a noi Gev e di cui abbiamo parlto nei numeri scorsi?? Da lì parte la sopravvivenza extra-terrestre.
Molti passi avanti sono stati fatti all’interno della Stazione Orbitante con il contributo anche dell’italiana Samanta Cristoforetti (foto 3).
Anche se non avremo la necessità di produrre nello spazio cibo da importare sulla Terra e ancor meno in Italia (dove però siamo fortemente deficitari di fru-mento, mais, latte, zucchero, carni rosse, olio e per l’appunto patate – Ee le alluvioni,  sempre più frequenti, peggiorano già da  ora la situazione), la speranza è che da tutte queste nuove ricerche possano nascere moderne metodologie di coltivazione da applicare sulla Terra.
E meno impattanti per l’ambiente.
La produzione di cibo sulla Terra responsabile di 1//4  delle emissioni globali di gas serra (1/3 dell’inquinamento ambientale in Europa per i consumi è causato dal cibo): di questi il 30% viene da allevamenti e pesca, il 27% da agricoltura.
A queste vanno aggiunte le emissioni per trasportare il cibo: purtroppo l’autosufficienza rimane un miraggio, nonostante le potenzialità dei singoli Paesi, Italia compresa.
Si continua ad importare derrate da realtà dove non si coltiva secondo gli standard europei e lo sappiamo da tempo! Tante le eclatanti proteste contro navi di grano provenienti dalla Turchia e pomodori dalla Cina.

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