Le strane interviste di Radio Volpetta

Buongiorno a voi cari radioascoltatori e benvenuti ad una nuova puntata di  radio Volpetta, la  trasmissione che vi racconta storie e curiosità dal mondo animale grazie a interviste in diretta e servizi in primo piano.
Qui è Vulpes, il vostro radiofonico preferito, che anche oggi vi stupirà con audaci interviste ed argomenti interessanti.
Vista la stagione, visto il fresco che comincia a farsi sentire, ho deciso che oggi andremo ad indagare un argomento che ha da sempre destato la mia curiosità e sicuramente tra di voi, ci sarà chi come me, desidera saperne di più al riguardo, sto parlando del
letargo invernale.
Fenomeno di costume che coinvolge larga parte della popolazione boschiva al sopraggiungere del freddo.
Perché è così di moda?
Perché molti lo mettono in pratica durante la stagione invernale?
Cosa lo rende preferibile all’infoltirsi di una bella pelliccia?
O al viaggiare verso paesi più caldi?
Andremo a chiederlo ai diretti interessati, che saranno qui oggi in studio
con noi e risponderanno alle nostre domande.
Ma iniziamo facendo entrare il nostro primo ospite
Lui di letargo se ne intende, diamo il benvenuto al GHIRO (Myoxus glis):
Glis: buongiorno a tutti, è davvero un piacere essere qui e poter parlare del periodo dell’anno che preferisco.
Vulpes: grazie a lei per aver accettato il nostro invito. Ma ci dica, cos’è esattamente lo strano fenomeno chiamato letargo, come funziona  esattamente?
Glis: ebbene, se volete la spiegazione tecnica vi posso dire che il letargo è un sonno profondo, un periodo di vita latente, uno stato di attività minima chiamata anche ibernazione.
Vulpes: capisco, ma perché farlo, a cosa serve?
Glis: serve a risparmiare energia e calorie quando la stagione si fa fredda e là fuori si corre il pericolo di non poter rintracciare nuove provviste. Meglio passare l’inverno dormendo, ed evitare ogni preoccupazione o pericolo. Vulpes: d’accordo, ma come funziona esattamente?
Glis: bè, in verità, per ognuno funziona in maniera differente. Le posso raccontare come funziona per me, qual è il mio procedimento.
Vulpes:: mi dica, mi dica.
Glis: quando comincio a sentire che la temperatura cambia, che comincia a fare veramente fresco, inizio i miei preparativi. Comincio innanzitutto a rivestire l’interno della mia tana con tante belle foglie morbide e quanto di più soffice riesco a trovare in giro. Quindi la riempio ben bene di provviste.
Vulpes: provviste? E perché?
Glis:: bè, per mangiucchiare qualcosa. Faccio un letargo veramente lungo, circa 6-7 mesi. Ma non è un sonno ininterrotto. Capita che mi risveglio brevemente ed allora ho bisogno di avere vicino qualcosa da mettere sotto i denti. Poi mi rimetto di nuovo a dormire profondamente, per risvegliarmi veramente solo in primavera.
Vulpes: interessante.
Ma come si fa a cadere in quel sonno così profondo?
Glis: io non faccio altro che stendermi nella mia tana morbida e calda, mi avvolgo attorno la mia lunga coda in modo da stare ancora più al calduccio e poi inizio a respirare molto lentamente, chiudo gli occhietti, sento che anche il mio battito inizia pian piano a rallentare ed ecco che inizio a dormire molto, molto profondamente. La cosa più buffa è che è proprio allora che inizio a russare.
Vulpes: russare?
Glis: sì, è una caratteristica di famiglia. Quando cadiamo nel lungo letargo invernale, mentre dormiamo, emettiamo un leggero russare accompagnato da un leggero fischio.
Vulpes: grazie per aver condiviso con noi questa divertente curiosità famigliare. Ma ora resti qui mentre facciamo entrare il nostro secondo ospite.  Forse già vi conoscete. Abita a pochi alberi di distanza da lei.

Stiamo parlando dello SCOIATTOLO (Sciurus vulgaris).
Sciurus : buongiorno a tutti. Ho ascoltato l’intervista del signor Ghiro dal camerino. Tutto molto interessante.
Vulpes:: bene. Vorrebbe aggiungere qualcosa, qualche dettaglio, qualche precisazione?
Sciurus : concordo completamente con quanto già detto. Ciò che posso aggiungere è che il mio metodo di letargo è leggermente differente.
Vulpes:prego, ci racconti.
Sciurus: anch’io amo imbottire ben bene l’interno della mia tana, all’interno del mio albero preferito, ma preferisco foderarla con striscioline di corteccia, muschio, erba e tenere foglioline. Ma siccome ho sempre paura che le provviste immagazzinate per l’inverno non siano mai abbastanza, oltre che metterne qualcuna nella tana, amo dotarmi di tanti altri piccoli nascondigli nelle cavità degli alberi vicino a casa riempendoli di provviste. Cosicché, quando mi risveglio so dove recarmi per mangiare.
Vulpes: dunque anche lei non dorme ininterrottamente, ma si sveglia di tanto in tanto?
Sciurus: più che di tanto in tanto, direi abbastanza di frequente, di certo più di frequente del nostro amico ghiro. Sa, io di natura sono un tipo molto dinamico e nervoso e quindi amo mangiare poco e spesso. Cosicché anche durante il lungo riposo invernale, amo fare tanti piccoli spuntini, per non rischiare di ritrovarmi deperito al mio risveglio in primavera. Ecco perché sono un grande accumulatore di provviste e amo dividerle in tanti piccoli nascondigli, per non rischiare che qualcuno venga scoperto e depredato.
Se stipassi tutto in un unico deposito e quello mi venisse svuotato, sarei letteralmente rovinato.
Vulpes: un tipo molto prudente e previdente, non c’è che dire. Ma con così tanti depositi, come fa a ricordarsi esattamente cosa ha messo e dove?
Sciurus: ecco questa è un po’ la nota dolente del mio lungimirante metodo. Devo fare grande affidamento sulla mia memoria visiva per ricordarmi l’esatta posizione di ogni nascondiglio e non dimenticarmene nessuno. Certo, non è così semplice come può sembrare.
Il paesaggio invernale cambia, le foglie spariscono, i ristagni d’acqua si ghiacciano e tutto poi può venire ricoperto da abbondante neve. Occorre un’ottima memoria e un’ottima conoscenza del proprio territorio.
Vulpes:  un metodo non proprio infallibile dunque.
Sciurus: già, non proprio. Dipende molto dalle abilità personali, ma con la pratica, stagione dopo stagione, funziona.
Vulpes: molto bene.
Mi sembra giunto il momento di introdurre il nostro terzo ospite della mattinata. Abbiamo dovuto a lungo convincerla a raggiungerci in studio, vincendo la sua naturale timidezza, dalle praterie d’alta quota.

Diamo il benvenuto alla MARMOTTA (Marmota marmota).
Marmota:: buongiorno. Buongiorno, a tutti.
Vulpes: buongiorno a lei.
E grazie ancora di essere intervenuta a questa chiacchierata tra amici. Ci racconti, siamo curiosi di ascoltare il suo punto di vista sul letargo.
Marmota: ecco, direi che da noi su in prateria, il letargo è un affare di famiglia. Viviamo assieme nella stessa tana in famiglie numerose. La nostra tana è molto grande e complessa, fatta di tante gallerie e tante camere.
Vulpes:: in tanti tutti nella stessa tana, come mai?
Marmota: siamo tipi timidi e sospettosi e si sa, l’unione fa la forza. Più occhi vigilano e difendono meglio la famiglia. Come dicevo, con una tana così grande c’è tanto lavoro da fare per foderare di fieno la camera di ibernazione, tanto che iniziamo i preparativi alla fine dell’estate. Anche perché in quel periodo è più facile trovare cibo in abbondanza.  Ed è allora che ci cominciamo a rimpinzare.
Vulpes: mi scusi, ha detto rimpinzare? Cosa vuol dire?
Marmota: vede, a differenza dei suoi due ospiti precedenti, noi non accumuliamo provviste per l’inverno, né ci svegliamo durante il letargo per mangiare. Noi iniziamo a mangiare tantissimo durante l’estate, in modo da accumulare tanto grasso corporeo da permetterci di fare un unico sonno senza interruzioni, fino al risveglio a primavera. Durante il nostro letargo non mangiamo, non beviamo e non usciamo all’aperto. L’energia la prendiamo consumando gli strati di grasso corporeo che abbiamo accumulato. Vulpes:: quindi non avete paura di risvegliarvi dimagriti, perché eravate fin troppo grassottelli all’inizio del letargo?
Marmota: esatto. Consumare gli strati di grasso in esubero ci permette di starcene tranquilli a dormire al calduccio senza problemi.  Tranquilli e al calduccio, questo è l’importante. Chiudiamo persino l’ingresso della tana con un bel tappo di terra. Siamo tipi prudenti e sospettosi, noi. Non vogliamo certo che a qualcuno venga l’idea di infilarsi in casa nostra, mentre il sistema di sorveglianza non è attivo e siamo tutti profondamente addormentati.
Vulpes: certo. Credo che la parola più usata nei racconti di quest’oggi sia prudenza. Possiamo quindi riassumere dicendo che il letargo è una tecnica, declinata in varie modalità, che usa la prudenza per difendersi dai pericoli dell’in-verno e per poter assicurare a ciascuno, a suo modo, di risvegliarsi indenni e pronti ad affrontare la primavera.  Concludiamo qui per oggi la nostra intervista.

Grazie ai nostri gentili ospiti, e ai nostri ascoltatori.

Qui Vulpes, passo e chiudo.

Tutte le foto di questo articolo sono di Giovanni Dala

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