Vincenzo Tugnoli
A rischio la salute pubblica! Le emissioni nel mondo stanno sì diminuendo, ma rimangono pur sempre elevate, intorno ai 400 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, quasi totalmente attribuite ai settori energetico e industriale. Lo smog (umidità e inquinamento) soffoca le città italiane, da nord a sud ed in particolare nella Pianura Padana: con i nuovi limiti imposti dalla direttiva Ue n.2881 del 2024, il 71% li supera per Pm10 e il 45% per il biossido di azoto (NO2). Crescono quindi gli eventi estremi, che in Italia hanno raggiunto nel 2024 i 351:le regioni più colpite, oltre alla Sicilia, sono state Lombardia, Emilia Romagna, Veneto. In aumento anche le giornate di ondate di calore rispetto alla media del periodo e che si stanno già estendendo alla tarda primavera (come quest’anno, con temperature a 40°C, superiori di 10 dalla media):in un anno siamo intorno alle 80.. Responsabile l’arrivo di Anticicloni Africani (portano più caldo) in sostituzione di quello delle Azzorre (con temperature più accettabili e stabili). Sempre i meteorologi/climatologi sostengono che “il gran caldo fa evaporare più acqua da mari e suolo, oltre a rendere l’aria più umida. Tanto più fa caldo tanto più elevato è il pericolo di eventi piovosi estremi”. Le rinnovabili, fortunatamente, dominano l’espansione energetica installata, avvicinandosi ai 600 GW, principalmente da idroelettrico e termoelettrico tradizionali:vola l’eolico, seguito dal solare, anche se ad ostacolarne lo sviluppo pesano iter troppo lunghi, reti di distribuzione non adeguate e mancanza di sistemi di accumulo. La transizione energetica è ormai ineluttabile e gli investimenti aumentano raggiungendo i 2 mila miliardi di dollari (140 nelle batterie): il doppio delle fossili. Per la Commissione Ue la povertà energetica (famiglie che non riescono a riscaldarsi a causa di prezzi elevati e del rallentamento delle politiche sull’efficientamento) crescono con sempre maggiore intensità (in 3 anni è passata dal 6,9 al 10,6%) arrivando ad interessare da un minimo di 35 ad un massimo di 72 milioni di persone (l’8-16% della popolazione Ue): in Italia sono 5,7 milioni. Penalizzate soprattutto le nazioni del Sud e dell’Est Europa: in Grecia e Bulgaria colpisce il 30% della popolazione, mentre nei Paesi dell’Europa Occidentale e Settentrionale il dato scende al 5%. La maggioranza dei cittadini invoca misure per ridurre i costi dell’energia. Per sostenere le rinnovabili e ridurre gli alti costi dell’energia, entro il 2040 l’Ue ha previsto 1200 miliardi per lo sviluppo delle infrastrutture, necessario per far fronte alla crescente domanda di “fonti green” e avvicinarci all’indipendenza. Anche se c’è un rallentamento sulle sponde del Pacifico (la politica Usa è ora rivolta al potenziamento dell’estrazione di petrolio sia in casa che da ogni parte, Alaska compresa), in 10 anni l’energia da solare è quadruplicata. Germania, Cina, Spagna e Italia sono all’avanguardia nelle rinnovabili, ma occorre potenziare la fragilità dei sistemi di distribuzione per evitare quei problemi avvenuti in Spagna ad aprile. Il Piano nazionale lo prevede e Terna (il gestore della rete di trasmissione)ha programmato investimenti per 23 miliardi entro il 2030.
Meno emissioni e competitività – Nella transizione energetica nel 2024 sono stati investiti miliardi di dollari. L’obiettivo è dare un futuro al pianeta. Iniziamo dalle auto elettriche:tutti pensiamo sia la Norvegia il paradiso con il 95% delle auto nuove. Consideriamo invece l’Etiopia, Paese con un’economia povera, che dal 2024 ha vietato l’importazione di auto a combustione. Motivo l’elevata spesa per l’importazione di combustibili fossili (6 miliardi di dollari) da destinare unicamente al trasporto su gomma: il Paese ha enormi potenzialità rinnovabili (idroelettrico,eolico,fotovoltaico, geotermico) per produrre elettricità. Questa è una programmazione ecologica a lungo termine! Ad oggi sono già 100mila, tante considerando che le auto sono una ogni 100 abitanti (in totale 1.200.000). A proposito proprio delle auto, mi viene spontanea una riflessione. Le misure emergenziali emanate in modo autonomo da Regioni e Comuni finiscono per escludere dalla circolazione auto, o mezzi, che 5-6 anni prima avevano ottenuto il marchio “ecologiche” e ognuno di noi aveva speso decine di migliaia di euro per rinnovare il proprio parco macchine. Ebbene vi sembra corretto ed equo che dopo 5-6 anni queste auto acquistate in sostituzione delle “vecchie” diventano loro stesse “vecchie”? Cosa dovremmo fare? Acquistarne delle nuove, che poi farebbero la stessa fine? E cosa sarebbe l’inquinamento senza questi “blocchi”? Dove sono questi dati? Non è che la colpa sia sempre della massa, più facile da colpire? Passando all’industria, uno studio Bcg ed Edison Next evidenzia che grazie a soluzioni e tecnologie già disponibili, l’industria italiana potrebbe abbattere del 35% le emissioni di CO2 entro il 2030, contribuendo in modo significativo agli obiettivi climatici europei, che sono superiori a quelli di Usa e Cina. In particolare nei settori più energivori (acciaio, chimica, cemento, ceramica, carta) che soffrono la concorrenza internazionale. Per non perdere competitività sarà essenziale:- superare ostacoli, accelerare gli investimenti e promuovere un quadro normativo più favorevole; -sfruttare il vento dell’eolico offshore (oggi dimenticato dal decreto Fer2):in Italia nel 2050 potremmo avere 30 GW di impianti offshore galleggianti (le prime nel Mediterraneo a Ravenna,Rimini,Sicilia,Sardegna) rispetto agli attuali 12 su terra. In Europa ci sono 129 parchi eolici (in 13 paesi dei mari del Nord e al largo di Francia,Spagna e Portogallo- altri 17 in costruzione), con 6.582 turbine allacciate alla rete per una capacità di 36,6 GW. Edison sta investendo 1,2 miliardi, portando le rinnovabili al 28% per un futuro energetico sostenibile:le emissioni dirette di CO2 si sono ridotte del 75% rispetto al 2006, passando da 25 a 6,1 milioni di tonnellate, grazie ad una capacità green installata di 2,2 GW e con l’ingresso in esercizio di 1,5 GW da centrali termoelettriche (Veneto e Campania)e un piano eolico offshore da 1GW. Installate pure oltre 1000 stazioni di ricarica elettrica e potenziati i rifornimenti di Gnl, bio gpl, biometano e biogas. Per riuscire a contenere i prezzi dell’energia si dovrà puntare sulle fonti sostenibili a basso costo, già presenti negli altri Paesi europei nostri concorrenti. E, ribadisco, tenere disgiunti i prezzi delle rinnovabili (più bassi) dalle fossili. Per invogliare a sostenere le spese per sostituire i fossili con le rinnovabili, il gestore (Gse) potrebbe definire, su pressione del governo, un prezzo calmierato legato, appunto, all’utilizzo di fonti green, e per tutti: è già in vigore per le industrie aderenti alla formula “energy release”.
La cattura della CO2 – In questo settore siamo molto indietro:vengono rimossi dall’atmosfera circa 2,3 milioni di tonn/anno, mentre si dovrebbe arrivare entro il 2050 a più di 6 miliardi! Ridurre le emissioni, ora elevate (Aie stima per il 2030 1 miliardo di tonnellate l’anno – ad oggi la CO2 ha superato le 430 parti per milione, oltre il 50% in più rispetto all’era preindustriale), deve essere l’obiettivo primario, ma catturarle può essere la soluzione per quelle impossibili da limitare. Aie reputa che per stabilizzare il clima sia indispensabile rimuovere la CO2 con nuove tecnologie che seguono 3 strade: prelevare direttamente il carbonio dall’aria- modificare gli oceani perché assorbano più CO2 del normale – migliorare la rimozione sulla terraferma. Il primo percorso è più costoso. Negli oceani occorre modificare l’acidità dell’acqua, una strategia prevista dal progetto Loch Ness per rilasciare idrossido di sodio al largo del Massachusetts e monitorare l’aumento dell’assorbimento. Le tecniche sulla terraferma si concentrano sulla possibilità di sfruttare l’agricoltura per immagazzinare più carbonio nei terreni coltivati.. Eni è impegnata a catturarla: i fumi vengono deviati nelle vecchie strutture di estrazione del gas,dove una rete chimica di ammine imprigiona le molecole di CO2 che, una volta separate, vengono poi pompate in un tubo che raggiunge la piattaforma Porto Corsini e inabissata a 3mila metri nel giacimento esaurito. La capacità dei pozzi adriatici è di 500 milioni di tonnellate di CO2:oggi si imprigiona lo 0,1% delle emissioni globali, ma l’obiettivo al 2030 è di 4 milioni l’anno. Il costo per imprigionarla è tra i 50 e i 200 €/tonn. La convenienza delle industrie è data, come limite, dal valore del certificato che dà diritto di emettere, oggi a 65 € e proiettato al 2030 a 140. Con l’aiuto Ue nella copertura dei costi (1/3) altri due impianti di Marcegaglia (acciaierie di Ravenna)ed Hera (termovalorizzatore di Ferrara) stanno sorgendo a costi di cattura contenuti.
E per il futuro c’è una pianta che può salvarci: la Posidonia, un’erba (fortemente coltivata e protetta nelle Baleari e presente lungo i litorali italiani) in grado di produrre ossigeno (fino a 20 litri al giorno per mq) e di assorbire molta più CO2 di una foresta (1 tonnellata/mq, paragonabile ad un bosco di 30 alberi). Due parole, infine, sull’Autoimpollinazione – La progressiva assenza di insetti impollinatori, costringe la ricerca genetica ad indirizzarsi sull’autoimpollinazione (già oggetto di studio di Mendel). E’ il processo in cui il polline di un fiore viene trasferito allo stigma dello stesso fiore o di altri fiori della stessa pianta: grazie alla conservazione di specifici geni, può aiutare nell’evoluzione di alcune specie.
I robot seguono foreste e abissi – La Calabria è stata defifinita Oasi della Biodiversità d’Europa: pur occupando appena il 2% del territorio europeo, ospita ben il 32% di tutti gli habitat microclimatici censiti nel continente, con 2700 specie di cui il 10% speciali. Le aree protette italiane sono oltre 1000 e rappresentano ecosistemi a volte unici, che però sono minacciati dall’attività dell’uomo. Dal 2011 il disboscamento in Europa segna un +49%, in particolare in Romania, dove avviene il più alto “furto di alberi” frodando sulle dimensioni delle piante autorizzate all’abbattimento. L’UE ha adottato nel 2021 una nuova strategia forestale per il 2030 che mira, con misure normative, finanziarie e volontarie a proteggere, ripristinare e gestire in modo sostenibile gli ecosistemi forestali. Anche Bologna è sempre più verde con l’oasi del Giardino del Guasto, nato sopra il “guasto”, cioè le rovine del Palazzo dei Bentivoglio saccheggiato nel ‘500 dai bolognesi tanto da formare una collinetta tra via Belle Arti e il Teatro Comunale: recuperato con un ecosistema incredibile oggi ospita studenti e famiglie, che possono godere di un magnifico polmone verde in pieno centro città.
Gli alberi hanno la proprietà di: riconoscere, attraverso le sostanze emesse, se i vicini sono nemici (così crescono più in fretta) o amici (crescono adagio); a difendersi da attacchi di insetti, con emissione di sostanze che li allontanano; a costituire un ambiente ideale per la crescita delle giovani piantine. E vivono 6 volte di più dell’uomo. Progettato dall’Uni di Bolzano, in collaborazione con atenei Europei, un robot per censire gli alberi, proteggerli da siccità e malattie: al posto degli occhi hanno dei sensori e per muoversi, anche nello zone più impervie, usano “zampe” meccaniche. Lo sviluppo futuro prevede le telecamere termiche, sempre su robot, per aiutare i ricercatori a studiare il microclima e la temperatura del sottobosco. Un robottino dell’Ispra sta studiando foreste di coralli e squali vacca a mille metri di profondità nel Mediterraneo: la vita non è assente, come sembrava, ma ci sono vaste comunità di coralli, spugne, alghe che svolgono lo stesso fondamentale ruolo delle foreste di superficie.
Convivenza selvatica – Ormai ovunque gli animali selvatici puntano alle città: dai leopardi di Mumbai ai puma di Los Angeles, ma non in tutte si pensa solo ad abbatterli creando corridoi verdi dove gli animali possono vivere in sicurezza e ai cittadini di osservarli, cosa che varie ricerche hanno rivelato benefica per l’umore.. Eppure in Italia ci preoccupa molto la convivenza con daini e lupi! Cosa sarebbe il mondo senza le Farfalle? Clima, habitat e attività umane stanno sempre più compromettendone la presenza:in Europa e Asia scompaiono, negli Usa le specie si riducono del 20%. Eppure basterebbe piantare fiori per farle sopravvivere, aiutando l’i mpollinazione delle piante. Al riguardo e come accennato a pag….., per correre ai ripari sulla carenza degli impollinanti, viene dedicato dai genetisti ampia ricerca su cultivar in grado di autoimpollinarsi .Un saggio di Giorgio Vallortigara, docente Neuroscienze e Cognizione animale di UniTN, dedica ampia ricerca all‘intelligenza di cani,formiche,corvi e pappagalli che si aiutano fra loro e alla ricerca della sopravvivenza- Uno studio di un biologo dell’Università di Queensland ha rivelato una scoperta sconvolgente:alcune specie di insetti, come le larve di tenebrione (tenebrio molitor), un coleottero per cibo di animali: sono in grado di disgregare il polistrene (20mg/gg) trasformandolo in composti non tossici, grazie ai microbi presenti nel loro apparato digerente. Analoghe capacità anche per Tarme della cera- I tapiri rischiano l’estinzione, ma dal Brasile arriva una bella notizia: sono ricomparsi.- Gli squali sentinelle del mare: il biologo Sperone ha creato un laboratorio che, grazie ai predatori (squalo bianco) studia l’inquinamento delle acque del Mediterraneo- Ricreati in laboratorio tre cuccioli di lupo del pleistocene, una specie scomparsa 10mila anni fa: la scienza però si divide sulla opportunità!!! – Per salvare i coralli: due progetti (Florida e Cipro) dimostrano che il futuro delle barriere coralline dipende dall’integrazione tra ingegno e creatività: un piano prevede la creazione di 500 barriere coralline artificiali, realizzate grazie all’affondamento di navi dismesse che offriranno rifugio a numerose specie marine – L’ibis sacro, originario dell’Egitto, ormai è di casa in Emilia Romagna e oggetto di monitoraggio, sostiene Stefano Bussolari, già Commissario Polizia locale città metropolitana di Bologna:nel nostro sito web www.gevbologna.org l’articolo in versione integraleELIMINARE. Le aquile -osano nuovamente in Appennino:negli anni ’70 erano quasi scomparse ed ora 4 coppie Reali vivono e nidificano tra Vergato e Riola. Lotta alle nutrie- è partita la sperimentazione (progetto LIFE GREEN4BLUE) in Emilia Romagna con l’immuno-contraccettivo GonaCon (già sperimentato in Lazio e Toscana per i cinghiali) per il controllo anche delle nutrie. Specie a rischio estinzione– Oggi sono 2,2milioni le specie certificate, ma 1milione (comprese quelle sconosciute) è a rischio a causa delle attività umane, di cui il 50% entro fine secolo. Più esposte le specie d’alta quota (stambecco) che si trovano costrette a cambiare habitat. Le specie marine a rischio sono 1.600. Per difendere gli animali sono state approvate il 29 maggio “NUOVE NORME SUL MALTRATTAMENTO DEGLI ANIMALI” che riconosce gli animali quali vittime dirette di reati e vengono inasprite le pene contro l’uccisione e il maltrattamento, gli spettacoli e le competizioni non autorizzate tra animali, anche con nuove procedure, in tema di sequestro: previsto arresto e sanzioni fino a 30.000 euro. Nel QR code il testo integrale della legge. Fonte: Legge n.82 del 6 giugno 2025