Dobbiamo solo seguirla con impegno.
Diversi studi dimostrano che la transizione ecologica fa bene all’ambiente e non ci sono dubbi, ma è conveniente anche dal punto di vista economico: fa crescere i consumi (non ci sarà più bisogno di ridurli per contenere le emissioni generate dai fossili) e l’economia, creando al tempo stesso nuovi posti di lavoro (non da poco, in un momento in cui l’inquinamento ci impone di “rallentare lo stile di vita”).
Ma il fattore più importante è la salute che migliora con minori impatti sul welfare, anche grazie alle foreste in continua crescita: in Italia abbiamo raggiunto gli 11 milioni di ettari che assorbono il 14% della CO2 (50 milioni di tonn.) emessa dall’attività umana.
Ma da curare in previsione che ogni 10 anni il 3% della biomassa europea va distrutta da eventi estremi, incendi (nella foto) e insetti: se si considera poi che il fumo generatosi dai grandi incendi di quest’anno nelle foreste del centro e ovest del Canada ha raggiunto persino l’Europa, possiamo immaginare le gravi ripercussioni su ambiente e salute.
Interrompere questa “strada” sarebbe irresponsabile nei confronti delle fasce più deboli e delle nuove generazioni, padroni del mondo che verrà.
Un occhio particolare dobbiamo rivolgerlo alle città, che pur occupando solo il 13% della superficie della Terra, sono responsabili del 75% delle emissioni di CO2: e sarà ancora peggio con le previsioni che entro il 2050 saranno abitate da oltre 2,5 miliardi di persone, aggravando così la crisi climatica.
Vuote resteranno invece le campagne e le colline, dove le emissioni potrebbero meglio diluirsi con l’aria più pura.
La domanda di energia sarà oltre il doppio di quella attuale e, secondo le dichiarazioni del governo e di alcuni esperti, “per abbassarne i costi si dovrà integrare tutte le rinnovabili con una quota di nucleare, come avviene in Francia e nel mondo”.
La politica e la burocrazia devono e dovranno aiutare la transizione, non solo con indirizzi progettuali chiari, ma anche con linee operative volte a spianare, nel modo migliore e più veloce, la strada alle rinnovabili: una scelta ormai consolidata.
L’esperienza negativa che ora aleggia, dimostra che c’è la necessità di adottare criteri sull’uso delle rinnovabili più omogenei a livello nazionale (molte oggi le diversità approvative fra i vari territori, come per esempio nell’agrisolare o nel definire i luoghi per i pannelli solari) e di un dialogo costruttivo tra i livelli istituzionali.
Tutti fattori che stanno rallentando il processo di diffusione del fotovoltaico, una fonte importante fra le rinnovabili perché efficace, inesauribile e a basso costo (vedi mio articolo a pag. 4).
Per i top manager di tutto il mondo ormai la rinuncia a petrolio, gas e carbone è una via senza ritorno; il 93% delle aziende progetta impianti con rinnovabili e il 76% delle italiane è pro rinnovabili.
Procediamo allora spediti, voliamo verso “questo nuovo mondo” che poi non è altro quello che tutti vogliamo, ad iniziare dalle nuove generazioni.
Va in fumo il nostro futuro!
Lo scorso anno sono bruciati 6,7 milioni di ettari di foreste a causa di incendi, con un consistente rilascio di carbonio:
la biodiversità è in forte pericolo, come del resto tutti noi …

Torna in alto