Segreteria CPGEV
Posidonia da salvare
Foresta blu per salvare la Posidonia – È minacciata (-30% in ½ secolo) da pesca a strascico e suoi rifiuti, ma soprattutto dalla chimica, che intorbidiscono il mare rendendo difficoltosa la fotosintesi; ma un progetto italo-europeo “Foreste blu” vuole ripiantarla: nel Tirreno fra Liguria e Toscana e nel basso Adriatico (in Puglia è già iniziata), dopo aver ripulito i fondali dagli attrezzi da pesca, deleteri per la pianta (in Sardegna lo si fa dal 2021 anche per salvare i coralli).
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Consegna rifiuti 24 h
Gli Ecomoduli del ferrarese (Bondeno e altri) sono accessibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Per l’accesso è necessario il codice a barre presente nella fattura del servizio gestione rifiuti (anche solo in formato digitale su smartphone): permette di sbloccare la porta d’ingresso della struttura, per poi conferire i rifiuti nei contenitori presenti per indifferenziato, umido organico, carta, cartone, plastica e lattine.
Salviamo gli alberi
A preoccupare il futuro della biodiversità, le recentissime (ottobre 2023) modifiche all’articolo 149 del Codice dei beni culturali e del paesaggio: sono state ampliate le situazioni in cui è possibile abbattere alberi senza richiedere autorizzazioni specifiche. In parole povere, non servono più permessi specifici (purché previsti ed autorizzati in base alla normativa in materia) per tagliare gli alberi all’interno di boschi e parchi.
Soffocati dalla plastica
Sono oltre 40 mila le tonnellate di rifiuti plastici finiti in Turchia dove vengono stoccati in siti altamente inquinanti: l’Italia è al 5° posto per l’esportazione di rifiuti di plastica. La norma Ue, invece, prevederebbe l’esportazione solo per trasformarli in Riciclo. Le norme Ue prevedono per tutti i Paesi la progressiva riduzione dei rifiuti di plastica da imballaggi riferita al 2018: 5% entro il 2030; 10% entro il 2035 e 15% entro il 2040. Inoltre dal 2019 sono in vigore nuove norme per contrastare l’inquinamento marino da plastica che include l’obiettivo del 25% per il contenuto riciclato nelle bottiglie di plastica entro il 2025 e del 30% entro il 2030. Ogni minuto nel mondo viene venduto 1 milione di bottiglie di plastica. Meno del 10% della plastica prodotta negli ultimi 70 anni è stata riciclata, il 60% è stato gettato nell’ambiente: dal 1950 ad oggi sono stati finiti nell’ambiente 5,3 miliardi di tonnellate di plastica (dei 400 milioni di tonn. prodotte all’anno 57 finiscono nell’ambiente). Sole e acqua la riducono in frammenti sempre più piccoli (microplastiche <5mm – nanoplastiche <miliardesimo di metro) che 7 mila studi recenti dicono essere pericolose. Trovate particelle in ogni nostro organo: nei vasi sanguigni (causano placche e aterosclerosi), nei polmoni e ora anche nel cervello. Le conseguenze le scopriremo solo fra 5-10 anni: meglio quindi prevenire.
COP29 di BAKU – Pericolose ombre incombono sul futuro del Pianeta: vanno allontanate nel rispetto dei milioni di sfollati a causa di calamità naturali di cui è assodata la responsabilità dei Paesi più industrializzati. Devono essere i giovani a programmare il loro futuro, sano e sicuro.
I ritardi sull’Agenda 2030
Il rapporto AsviS conferma che l’Italia non può rispettare gli impegni presi in Agenda 2030 dell’Onu: solo il 17% del target globale verrà raggiunto dall’Ue con solo 10 obiettivi raggiungibili, mentre noi ne raggiungeremo 5 e dei 37 indicatori analizzati ben 22 non sono raggiungibili, fra questi Agricoltura (riduzione del 20% dei concimi) – Energia (raggiungere il 42,5% da fonti rinnovabili e ridurre del 20% i consumi) – Ecosistemi (portare al 30% le aree marine e terrestri protette): tra gli obiettivi raggiungibili i rifiuti urbani (raggiungere il 60% del riciclaggio). Eppure il 93% degli italiani ritiene che bisognerebbe rafforzare i propri impegni per affrontare i cambiamenti climatici! Net zero al 2050 si può raggiungere solo con chiarezza nelle strategie e con investimenti stimati tra gli 11 e i 15 miliardi in 25 anni per elettrificazione, green fuels, cattura e stoccaggio del carbonio. Anche i Paesi in via di sviluppo avranno difficoltà, frenati dall’obbligo di spendere di più per ripagare il debito che per la transizione.
Nuovo sistema di gestione dei rifiuti
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha emanato nuove procedure per la gestione digitale di registri di carico e scarico e formulari: il RENTRI, il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei rifiuti. Sono tenuti ad iscriversi al RENTRI, oltre ad enti ed imprese che effettuano raccolta- trasporto-trattamento dei rifiuti e i Consorzi per il recupero e il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti: a) imprese, enti ed altri soggetti non rientranti in organizzazione di enti o imprese che producono rifiuti pericolosi; b) imprese ed enti produttori iniziali con più di 10 dipendenti che producono rifiuti non pericolosi nell’ambito di lavorazioni industriali-artigianali o derivanti dal trattamento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue, nonché i rifiuti da abbattimento di fumi, dalle fosse settiche e dalle reti fognarie. Il termine di scadenza per l’iscrizione è prevista per il 13/02/2025.
Nucleare
Prima di tutto la scienza chiarisca l’importante problema sicurezza legato ai nuovi reattori, poi si decida in fretta da che parte andare poiché ci vogliono anni per eventualmente realizzarli, anche se le nuove tecnologie dovrebbero ridurre tempi e costi (Cina e Russia avanti nella produzione e 18 Paesi europei con progetti in corso). Newcleo e Saipem vogliono realizzare dei piccoli reattori a basso impatto galleggianti (come la Russia sta lanciando in Africa e Asia), sfruttando le piattaforme esistenti: l’elettricità prodotta sarà venduta alle industrie energivore mondiali ad un prezzo stimato in 1/3 dell’attuale grazie ai minori costi burocratici e realizzativi. Ora anche i Big Techsi assicurano forniture nucleari per i loro data center.
Il sole vince sull’atomo – Oggi nel mondo a fronte di 367 Gigawatt di nucleare, ci sono 2000 Gw di impianti fotovoltaici: a parità di potenza l’atomo produce molta più elettricità del Fv, ma le due fonti ormai si equivalgono quanto a produzione annua e già nel 2024 si prevede l’installazione di altri 600 Gw di Fv contro 4-5 di nucleare: anche la Cina (ne ha 49 e 24 in costruzione) sta orientandosi sul Fv dal quale riceve 3 volte di più di elettricità. Dei 59 reattori in costruzione, 23 sono in ritardo. Il nucleare è lento da costruire e molto costoso: quello francese di Flamanville è in 10 anni e il costo è lievitato di 10 miliardi dal previsto. E ancora incerto è il costo dei piccoli reattori modulari (ancora come prototipi), tanto che quello dell’americana NuScale previsto in Idaho è stato rifiutato perché troppo caro.
Progetto energetico
In Sudafrica per risolvere l’interruzione di corrente (dovuta allo spegnimento regolare della corrente per evitare i picchi di domanda con l’offerta) che mette al buio privati e imprese, mettendo in crisi l’intera economia del paese, è stato avviato un progetto Bmw in una scuola di Natsh Peu con l’installazione di 170 pannelli solari che trasmettono l’energia accumulata in batterie di sei X3 ibride plug-in che (anche se hanno perso in parte la potenza) fungono da generatori di luce nei periodi di blackout. Inoltre la luce solare e le coste vicine al mare del Sudafrica, sono utilissime: l’idrogeno elettrizzato dall’acqua di mare desalinizzata utilizzando l’energia solare, potrebbe potenzialmente rifornire l’intero Paese, senza cedere alle imposizioni di altri nazioni. L’idrogeno potrebbe, poi, essere distribuito con i camion. Un buon esempio anche per i Paesi già sviluppati.
Foto di Ermanno Tarozzi
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