Vincenzo Tugnoli
Dopo aver analizzato le acque derivanti dalla depurazione dei liquidi di scarico urbani e industriali (ogni anno nel mondo se ne producono 180milioni di tonnellate, 40 in Europa, 3,2 in Italia di cui il 54% non viene recuperato), vediamo ora di approfondire i fanghi che ne derivano. Sono un inevitabile sottoprodotto del processo di depurazione delle acque reflue, dopo un opportuno processo di essiccazione. Dal processo di depurazione si calcola che ogni anno in Italia vengono prodotti un milione di tonnellate (in sostanza secca) di fanghi di depurazione. Si tratta di quantitativi enormi (solo nella città di Milano, ogni giorno vengono depurati circa 600.000 metri cubi di acque reflue) che occorre smaltire, per cui la problematica dello smaltimento dei fanghi prodotti dai processi di depurazione urbani è diventata sempre più importante ed oggetto di confronto politico e tecnico per trovare le adeguate soluzioni. Se non riutilizzabili, vengono infatti smaltiti in discarica o inceneritore. Attualmente per il loro smaltimento sono stati scelti i suoli agricoli, come previsto dalla Direttiva europea sul trattamento delle acque reflue e dalle norme nazionali che però definiscono parametri a volte “vecchi”- vedi allegati con QRcode per il collegamento diretto. Soluzione non sempre gradita, tanto che gli abitanti di alcune provincie lombarde alcuni anni hanno ottenuto dal TAR Lombardia una sentenza di divieto di spandimento dei fanghi in agricoltura nella regione, con tutte le inevitabili conseguenze sui settori interessati. Sarebbe importante trasformarli da rifiuto (con un costo globale di 10,6miliardi di euro all’anno e responsabili dell’1,4% delle emissioni di CO2) a risorse, come acqua (ne contengono l’85% per un totale di 1,3miliardi di mc) da utilizzare per irrigare i campi o per la potabilità, nonché come fertilizzanti da distribuire nei campi agricoli al posto di quelli di sintesi (contengono fosforo pari al 6% dei consumi in Ue e azoto pari all’1%).

Quali benefici
Il bisogno di acqua è sempre più importante in questo momento di mutamenti climatici: dall’Africa all’Europa, dagli Stati Uniti fino all’Asia il fenomeno della scarsità di acqua negli ultimi 20 anni è aumentato sia per durata che per intensità: Si stima che entro il 2050 il 75% dell’umanità, a partire dai Paesi meno sviluppati, soffrirà a causa della mancanza dell’oro blu. In aggiunta i depuratori potrebbero diventare “bioraffinerie” per produrre energia: con la digestione aerobica e la termovalorizzazione si potrebbero produrre 3.500 Gwh. Se non riutilizzabili, vengono smaltiti in discarica o inceneritore. L’uso dei fanghi di depurazione come fertilizzante può aiutare l’agricoltura 4.0 per la riduzione dell’uso di prodotti chimici-foto A-, ma può diventare un pericolo a causa della possibile presenza di composti nocivi contaminanti, quali inquinanti Organici Persistenti (POPs), interferenti Endocrini, sostanze farmaceutiche, metalli pesanti. Soprattutto in pianura dove la contaminazione da fonti diffuse è più elevato. Per questo motivo è importante monitorarne lo spandimento (progetto del Dipartimento di Ambiente e Salute dell’Istituto Mario Negri) per evitare fenomeni di tossicità e inquinamento rilevanti per la catena alimentare e per la qualità delle acque superficiali e sotterranee. L’utilizzo dei fanghi è comunque vietato nei mesi invernali, generalmente dal 1° novembre al 28 febbraio:unica deroga da parte di Città Metropolitana/Provincia in caso di fanghi particolarmente palabili e su suoli con caratteristiche agronomiche specifiche. Sull’uso dei reflui, sia acque che fanghi,appare quindi importante ascoltare la scienza moderna e mettere in atto strategie di lungo termine che favoriscano una gestione sostenibile e sicura. Solo così si potranno conciliare gli aspetti sanitari, ambientali e economici a tutto vantaggio di una vita più sicura per tutti. Lo spandimento dei fanghi in agricoltura è quindi associato a problematiche di inquinamento dei suoli, delle falde acquifere e potenzialmente delle colture per consumo animale e umano-foto B-. Il decreto “Genova” chiarisce che per l’uso dei fanghi in agricoltura continuano a valere i limiti stabiliti con la normativa dei primi anni Novanta, integrata da un nuovo parametro, relativo alla concentrazione di idrocarburi. Dalla revisione normativa in atto, dicono gli esperti di Teha e i responsabili di Community Valore Acqua, per preservare le nostre eccellenze agroalimentari sarebbe consigliabile inserire nell’articolo 127 del Codice dell’Ambiente una nuova definizione dei fanghi che superi l’accezione di rifiuto per includere il loro ruolo di risorsa dal loro riuso. Importante aggiustare i parametri di sicurezza sanitaria, perché è urgente rimodulare quella fertilità dei suoli delle pianure oggi fortemente a rischio per la diminuzione del contenuto di sostanza organica a causa del cambio delle pratiche agronomiche. Il suolo garantisce all’ambiente, alla società e all’economia una serie di funzioni chiave fondamentali per la vita. Purtroppo però oggi il suolo è minacciato dalle conseguenze di attività prevalentemente umane, come pratiche agricole ed industriali, che portano alla perdita delle sue funzioni e dunque alla sua degradazione a causa dell’erosione e dell’impermeabilizzazione. Nascondere la testa sotto la sabbia è negativo, occorre invece individuare tutte le strategie sanitarie, economiche che garantiscano lo spandimento in sicurezza dei fanghi su suoli agricoli. L’agricoltura ha rappresentato uno dei maggiori impatti dell’umanità sull’ambiente (modifica habitat e pressione sulla biodiversità), soprattutto a seguito del passaggio dal 4% (sui 15mld di ettari di superficie terrestre globale) di un millennio fa all’attuale 10% di terra destinata alla coltivazione,a cui vanno aggiunti i 3,5mld di pascoli, foreste e coltivazioni permanenti (frutteti,vigneti,palmeti,caffè ecc):la Sau italiana è di 13mln di ettari. L’agricoltura, grazie all’aumento delle rese, al cambiamento delle diete e alle nuove tecnologie (biologico,guida autonoma dei mezzi con raccolta dati su umidità e condizioni del terreno per aiutare i coltivatori su fertilizzazioni,irrigazioni e difesa), va diminuendo il suo impatto e continua ad avere un importante ruolo nel green in particolare in Italia: 1) le tecniche di difesa applicate nel biologico sono sempre più in estensione e possono trovare applicazione anche in ambito urbano dove non è possibile distribuire fitofarmaci; 2)con la selezione genetica,grazie alla tecnica degli incroci multipli e sfruttando anche il Dna di vecchie varietà,vengono create varietà fruttifere in grado di resistere alle malattie e ai cambiamenti climatici (caldo e siccità), senza perdere di vista qualità e produttività; 3) il suolo può ricevere rifiuti trasformati in risorsa, come abbiamo visto per acque e fanghi di depurazione; 4) la produzione di fonti energetiche rinnovabili, come biogas, biometano per auto, biodiesel e bioetanolo sia per auto che per il riscaldamento tramite moderne stufe a consumi e costi ridotti; 5) il riutilizzo delle acque, argomento in discussione nel Workshop del progetto BOOST-IN di UniBo (vedi miei articoli a pag 17 e nel n.2/25 a pag 9) . La strada è quella giusta e vede noi Gev particolarmente attivi per lasciare ai giovani un futuro roseo o, per meglio dire, verde.