Il taglio durante la nidificazione che ha ferito la biodiversità: l’allarme delle GEV a Malalbergo

MALALBERGO (BO) – Un intervento urgente per fare luce su un’operazione di taglio alberi che ha destato profonda preoccupazione per le sue possibili ripercussioni sull’ecosistema locale. Giovedì 8 maggio 2025, su richiesta del Presidente delle Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) di Bologna, decine di soci dell’associazione, coordinati dalla Polizia Locale della Città Metropolitana, si sono recati in una vasta area del Comune di Malalbergo. L’obiettivo: un censimento dettagliato degli alberi abbattuti e la verifica della presenza di nidi di picchi, colombacci e scoiattoli.

L’operazione si è resa necessaria a seguito della segnalazione del taglio di centinaia di alberi, di età stimata attorno ai trent’anni, da parte dell’azienda Montefiorino. Sebbene il taglio fosse previsto sin dal momento della piantumazione, la sua esecuzione è avvenuta in un periodo cruciale per la fauna selvatica: la piena stagione della nidificazione degli uccelli e della riproduzione di numerose altre specie animali. Questo tempismo ha sollevato interrogativi sulla compatibilità dell’intervento con le normative vigenti a tutela della fauna e degli habitat naturali, spingendo le GEV e la Polizia Locale a intervenire per accertare la situazione e valutare l’impatto sull’ambiente. L’area interessata, di notevole estensione, ha richiesto un meticoloso lavoro di perlustrazione e documentazione da parte dei 25 operatori intervenuti.

 

La cronaca della giornata: tra difficoltà e scoperte, un quadro preoccupante

Il ritrovo per le Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) e la Polizia Locale è fissato per le nove del mattino in via Montefiorino, un’area di aperta campagna nel territorio di Malalbergo. Nonostante la giornata si presenti grigia, molto umida e con un freddo inaspettato per la stagione, l’entusiasmo e la determinazione dei colleghi, intenti nello scambio dei saluti, relegano in secondo piano il clima quasi invernale. Dopo le necessarie indicazioni fornite dai coordinatori della Polizia Locale, intorno alle 9:30, l’ispezione ha finalmente inizio.

Divisi in piccoli gruppi da due o tre persone, i volontari si addentrano nell’area interessata dal taglio, iniziando quella che si rivelerà una “triste conta” degli alberi abbattuti. Appare subito chiaro che l’abbattimento non è recentissimo: i tronchi giacciono al suolo da almeno una settimana, accatastati ancora interi dalle ruspe, i rami carichi di foglie ormai appassite. Questa condizione rende estremamente arduo, se non impossibile, il compito di rintracciare eventuali nidi, nidiacei o individuare cavità utili alla fauna selvatica all’interno dei tronchi. Spostare manualmente gli imponenti fusti, costituiti prevalentemente da noci destinati alla produzione di pallet, è impraticabile, e il numero complessivo degli alberi abbattuti, stimato nell’ordine delle migliaia, rende difficile una conta esatta. Il terreno, appesantito dalle recenti piogge, complica ulteriormente le operazioni di sopralluogo.

Nonostante le difficoltà oggettive nel reperire prove dirette sui tronchi tagliati, le osservazioni condotte nell’area circostante forniscono un quadro significativo della potenziale ricchezza faunistica dei circa 16 ettari di giovane bosco sacrificato. A breve distanza dal boschetto, oltre ad alcune abitazioni abbandonate – di cui solo una parte ancora utilizzata come magazzino – si trova un “macero”, un laghetto caratterizzato da una vegetazione ripariale ancora abbastanza integra. Proprio in prossimità di questo specchio d’acqua, le osservazioni si rivelano particolarmente interessanti. All’arrivo degli operatori, una poiana si leva in volo, mentre una famiglia di gallinelle d’acqua (Gallinula chloropus), con i piccoli pulli al seguito, cerca rapido rifugio tra la fitta vegetazione palustre. Numerose tartarughe, disturbate dalla presenza umana, si immergono velocemente. Soffermandosi qualche istante nascosto tra la vegetazione, è possibile osservare con più attenzione: sull’altra riva del piccolo stagno, una tartaruga meno timida si lascia ammirare con il binocolo. Con grande soddisfazione, si constata trattarsi di un esemplare di testuggine palustre europea (Emys orbicularis), specie autoctona e protetta. Purtroppo, emerge anche una nota stonata: con il passare dei minuti, tornano a mostrarsi molte altre tartarughe, ma la maggior parte appartiene alla specie alloctona Trachemys scripta (tartaruga dalle orecchie rosse o gialle), nota per la sua invasività e per la competizione che esercita nei confronti della nostrana Emys orbicularis. Ogni avvistamento viene meticolosamente documentato fotograficamente.

Un bosco ancora vivo: tra nidi, richiami e bocche spalancate

Entrando nella porzione di bosco ancora integra, la prima impressione è chiara: ci si trova in un ambiente di grande interesse naturalistico. Dopo trent’anni di crescita indisturbata, questi alberi hanno dato vita a un habitat ricco, articolato, capace di ospitare numerose specie di avifauna e piccoli mammiferi. Non è da escludere la presenza di predatori come volpi, sciacalli dorati e persino lupi, considerata la vicinanza con aree agricole aperte e la presenza di corridoi ecologici vicini.

Alcuni alberi morti, lasciati in piedi, raccontano un’altra storia: quella della vita che si rigenera attraverso il legno in decomposizione. I picchi li hanno forati in cerca di insetti e per trovare riparo, offrendo poi rifugio e possibilità di nidificazione ad altri uccelli, come gli storni (Sturnus vulgaris). Proprio da una di queste cavità è stato osservato uno storno adulto uscire in volo, seguito subito dopo dal sottile richiamo dei pulli che chiedevano cibo. Altri fori nei tronchi mostrano la presenza del Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) e del Picchio verde (Picus viridis), la cui presenza è stata confermata anche dai caratteristici richiami d’allarme.

Altri alberi sono avvolti da edere e circondati da cespugli di sambuco, contribuendo a creare un habitat ideale per numerose specie, come il merlo (Turdus merula) e il fringuello (Fringilla coelebs), oltre a offrire rifugio e potenziali siti di nidificazione anche a pipistrelli e rapaci notturni come l’assiolo (Otus scops), la civetta (Athene noctua) e il gufo comune (Asio otus).

A terra, tra l’erba umida, si sono involate alcune femmine di fagiano (Phasianus colchicus), un comportamento che spesso segnala la vicinanza di nidi. Ma l’immagine più potente della giornata è emersa quasi per caso: mentre si fotografavano i rami per individuare nidi, un piccolo dettaglio di colore rosso ha attirato l’attenzione. Ingrandendo la foto, si sono rivelate alcune bocche spalancate di pulli di gazza (Pica pica), nascosti tra le foglie, intenti a reclamare cibo.

Altri nidi, costruiti con foglie ammucchiate tra i rami, fanno supporre la presenza di scoiattoli. Tutto questo è stato documentato fotograficamente, cercando di raccontare visivamente la ricchezza di forme di vita che popolavano (e in parte ancora popolano) i 16 ettari di bosco oggetto del taglio.

Un rapido sguardo dall’alto mostra la vicinanza di questa piantagione al fiume Reno e a un canale con vegetazione ripariale: corridoi ecologici fondamentali che favoriscono lo spostamento della fauna. In un contesto agricolo intensivo come quello della Bassa bolognese, quel bosco rappresentava un rifugio indispensabile.

Bisogna anche sottolineare che i picchi, i falchi, i rapaci notturni e i pipistrelli sono specie particolarmente protette, come stabilito all’articolo 2 della legge 157 del 1992. Queste specie sono esposte a minacce specifiche, come la perdita di habitat, l’inquinamento, il bracconaggio e le attività umane. In questo caso specifico, chi propone il taglio degli alberi non considera prima di tutto la perdita delle condizioni vitali di queste specie.

Conclusioni: un richiamo alla responsabilità

L’intervento di Malalbergo ha mostrato con chiarezza quanto sia fragile l’equilibrio tra attività umane e tutela della biodiversità. In un contesto rurale come quello della Pianura Padana, dove gli ambienti naturali superstiti sono rari e frammentati, ogni area verde assume un valore cruciale. Il bosco di noci abbattuto rappresentava uno di questi luoghi.

Il taglio, eseguito in piena stagione riproduttiva, ha coinvolto un ecosistema vitale. La presenza accertata di nidi attivi, di pulli, di fauna protetta come la testuggine Emys orbicularis, solleva interrogativi importanti sulla gestione degli interventi forestali. Se le valutazioni ambientali vengono omesse o sottovalutate, si rischia di compromettere irreversibilmente habitat fondamentali.

Il lavoro delle GEV e della Polizia Locale ha permesso di documentare questa situazione con serietà e rigore, contribuendo almeno a sospendere il taglio dell’area restante. Quanto accaduto deve servire da monito: è necessaria maggiore consapevolezza, pianificazione e rispetto della legge per tutelare il nostro patrimonio naturale.

Postilla personale

Scrivere questo reportage è stato, per me, un atto di responsabilità e di amore verso la natura. Camminare tra gli alberi abbattuti, osservare gli animali nel loro ambiente, ascoltare i richiami d’allarme e i silenzi improvvisi, ha rafforzato in me la convinzione che non possiamo più permetterci di ignorare la voce del territorio. Ogni gesto umano lascia un’impronta: sta a noi decidere se sarà di cura o di distruzione.

Dedica

A tutte le Guardie Ecologiche Volontarie che, con passione, competenza e spirito di servizio, dedicano il proprio tempo alla tutela dell’ambiente. Il loro sguardo attento e la loro presenza silenziosa rappresentano una speranza concreta per il futuro della nostra biodiversità. Grazie per esserci, sempre.

Specie osservate:

  • Usignolo (Luscinia megarhynchos)
  • Merlo (Turdus merula)
  • Fagiano (Phasianus colchicus)
  • Airone guardabuoi (Bubulcus ibis)
  • Airone cenerino (Ardea cinerea)
  • Garzetta (Egretta garzetta)
  • Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus)
  • Germano reale (Anas platyrhynchos)
  • Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri)
  • Falco di palude (Circus aeruginosus)
  • Ghiandaia (Garrulus glandarius)
  • Testuggine palustre europea (Emys orbicularis)
  • Tartaruga dalle orecchie rosse/gialle (Trachemys scripta)
  • Poiana (Buteo buteo)
  • Gheppio (Falco tinnunculus)
  • Storno (Sturnus vulgaris) [nidificazione accertata]
  • Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) [nido presente]
  • Picchio verde (Picus viridis) [nido presente]
  • Gazza (Pica pica) [nido con pulli]
  • Pispola (Anthus pratensis)
  • Passero (Passer italiae)
  • Rondine (Hirundo rustica)
  • Colombo (Columba livia domestica)
  • Colombaccio (Columba palumbus)
  • Tortora dal collare (Streptopelia decaocto)
  • Lucertola campestre (Podarcis siculus)
  • Tasso (Meles meles)
  • Scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris)

Articolo con foto qui: https://antonioiannibelli.it/2025/05/09/taglio-alberi-a-malalbergo-le-gev-monitorano-la-fauna-nella-stagione-riproduttiva/

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