Il disegno di legge (ddl) 1552, di modifica della legge n. 157/92 sulla caccia, da tempo in discussione al Parlamento, sta sollevando accese polemiche.
Chi la chiama “legge ammazzatutto”. Chi la saluta come una inedita e benefica alleanza fra cacciatori e agricoltori. In generale gli italiani ne sanno poco e la guardano con sospetto (vedi sondaggi che riportiamo nel box). Non mancano poi i continui allarmi sui danni e i pericoli di lupi e cinghiali lanciati da tv, giornali e via social media.
Ne abbiamo parlato con alcuni colleghi coinvolti in prima persona.
Antonio Iannibelli, Gev, fotografo naturalista ed esperto di fauna selvatica, in particolare dei lupi, non ha dubbi: l’attuale legge deve essere sì modificata, ma in senso esattamente contrario a quella del ddl. 1552. La convivenza fra l’uomo e il lupo passa attraverso la riduzione della pressione venatoria, non certo il contrario.
“Azioni umane come la pressione venatoria, la distruzione delle risorse naturali e l’espansione di agricoltura e allevamenti intensivi spingono i lupi verso le aree abitate. A questo si aggiungono le battute di caccia al cinghiale, che invadono il territorio del lupo, creando conflitti diretti tra cani da caccia e predatori, oltre a sottrarre una delle principali fonti di cibo del lupo.
Quando un branco viene destrutturato dalla persecuzione, i lupi rimasti — spesso giovani e inesperti — perdono i punti di riferimento e si trovano costretti a cercare cibo vicino ai centri abitati, perdendo la naturale diffidenza e diventando sinantropi. La violenza non li rende più timorosi, ma li conduce a comportamenti imprevedibili. Le ultime, disastrose modifiche alla legge sulla caccia, avvenute nel 2024, che hanno portato a un aumento della pressione venatoria, amplificano ulteriormente questi problemi.”.
In questa ottica, a suo avviso, va ripensata anche la caccia di selezione effettuata nei Parchi periurbani.
E prosegue: “Per evitare che i lupi sviluppino comportamenti di abituazione o diventino sinantropi, la soluzione non è la violenza, ma un cambiamento profondo nei nostri comportamenti e nelle nostre politiche.
È fondamentale educare le comunità alla corretta gestione dei rifiuti, alla protezione degli animali domestici e alla convivenza con la fauna selvatica. Serve un controllo severo da parte delle istituzioni contro il bracconaggio e contro le pratiche venatorie che mettono in conflitto diretto umani e fauna protetta.

Le giovani lepri nascono fra marzo e maggio e sono totalmente dipendenti dalle cure materne. Foto A. Iannibelli.
Serve una maggiore attenzione, da parte dei cittadini e degli enti preposti, per evitare di creare attrattive — volontarie o involontarie — per gli animali selvatici.”
Ritiene poi che, a livello normativo, una migliore regolamentazione della caccia sia indispensabile. Vietarla nei territori dove le famiglie di lupi si riproducono, ad esempio, sarebbe un passo importante per ridurre il conflitto, soprattutto con i cani.
“Una politica seria di tutela dovrebbe anche prevedere la costruzione di corridoi ecologici lungo le principali vie di comunicazione e una rete di connessione tra le aree protette, come previsto da Rete Natura 2000.”
“In definitiva, serve una vera politica di riduzione dei fattori di conflitto, non una politica che, come quella attuale, li amplifica ed esaspera una situazione già precaria. Solo adottando buone pratiche e recuperando un profondo rispetto per la natura selvaggia del lupo, potremo spezzare questo circolo vizioso. La convivenza è possibile, e la sinantropia si può ridurre enormemente. Ma servono consapevolezza, vigilanza e la volontà concreta di correggere le nostre storture.”
Moreno Milani si occupa per le Gev di caccia da molti anni , è il nostro responsabile di essa a livello provinciale. “Il testo del ddl 1552 non mi pare di imminente approvazione e chissà quante volte ancora verrà modificato in sede di discussione parlamentare. La cautela è d’obbligo”– ci dice. “Quello che posso dire per certo è che il numero degli animali selvatici, in particolare dei predatori, è in aumento, così come la pressione che essi esercitano sull’agricoltura e l’allevamento. Vari allevatori in montagna hanno subito danni ingentissimi alle greggi , al punto da mettere in pericolo la sopravvivenza stessa delle aziende. Tali aziende sono spesso piccole e fragili, con pochi mezzi di difesa. Non sempre i ristori erogati sono tempestivi e completi. Insomma – prosegue – il problema di una convivenza possibile fra natura e agricoltura (presidio del territorio e vita della montagna) va affrontato con buon senso ed equilibrio senza scorciatoie ideologiche”. In questo senso la l.157 attualmente in vigore è ancora valida e anzi andrebbe riportata allo spirito originario.
Ma, gli chiediamo, questo ddl va in questa direzione? “Non mi pare – ci risponde – a questo scopo non serve reintrodurre la cattura di richiami vivi o aprire indiscriminatamente la caccia in aree e periodi ora esclusi”.
Con un emendamento nascosto nell’ultima legge finanziaria del 31 dicembre 25 si è tornati, di fatto, alle vecchie riserve di caccia incoraggiando le aziende faunistico venatorie (Afv) a trasformarsi in imprese ad ogni effetto compreso lo scopo di lucro. Cosa ne pensi? “Anche adesso, nei fatti si era molto vicini a questo risultato. È una tendenza in atto che ripristina la caccia come un’attività costosa e privilegiata, riservata ai più abbienti, smarrendo definitivamente la sua funzione sociale e, mi si consenta, democratica. Inoltre la caccia fatta per la sola esibizione di trofei di cui vantarsi, senza alcun rapporto con l’impegno dello sforzo di caccia è una banalizzazione. Uccidere un animale, anche grosso, servito al cospetto del novello cacciatore da compiacenti guardiani della riserva è un giochino da poco. Così si smarrisce del tutto quell’etica venatoria che sola può garantire una convivenza sostenibile fra uomo e natura.”
Ma proseguiamo. Molti ritengono che l’uso di recinzioni adeguate e l’uso dei cani da pastore, come i maremmani, possa dare una risposta efficiente alla difesa di fondi agricoli e greggi. Concordi? “Si. Le recinzioni elettrificate danno un grosso contributo alla difesa delle coltivazioni, Speriamo siano finanziate di più della Regione e se ne migliori la qualità tecnica. Per la difesa degli allevamento i cani sono certamente utili, ma devono essere ben addestrati altrimenti possono divenire aggressivi per i viandanti. Abbiamo qualche brutto esempio in Appennino. In generale la nuova situazione richiede più impegno e fatica in particolare da parte degli allevatori; molte realtà non sono adeguate a questa nuova sfida, ma sono passaggi necessari. Le soluzioni semplicistiche vanno bene per arruffare le carte non certo per risolvere il problema.”

Una famigliola di cinghiali. Il loro eccessivo numero e l’avanzare della peste suina li rendono attualmente una specie problematica. Foto A. Iannibelli.
Maurizio Musolesi, 33 anni in servizio nella Polizia Provinciale, per la metà con il grado di Ispettore e Coordinatore della Montagna bolognese, tre anni fa è andato in pensione e ora ha scelto di diventare una GEV. Anche a lui chiediamo un giudizio sul DDL 1552.
A suo avviso la legge quadro 157/92 è una buona legge che ha dato un assetto stabile e ordinato ai settori della caccia e della fauna selvatica omeoterma e ne ha favorito l’equilibrio fra tutela e fruizione.
“Rispetto agli anni novanta del novecento in cui ha preso forma, molte cose però sono cambiate e, pur con le dovute cautele, la legge necessita di un radicale ammodernamento anche sulla base dei provvedimenti comunitari, delle politiche del territorio e del calo dei cacciatori in tutto il paese. Infatti, negli anni ’80, in provincia di Bologna, quando entrai a far parte del Corpo, vi era un quadro faunistico molto diverso da quello odierno e il mondo venatorio era molto partecipativo e politicamente presente con circa 28 mila cacciatori iscritti nelle varie associazioni.
Ora sono meno di 5.000 e il calo continua al ritmo di circa 500 licenze ogni anno. Anche se la curva, negli ultimi anni, ha rallentato la picchiata, pochissimi sono i giovani che si avvicinano all’attività venatoria e l’età media degli attuali è superiore ai 70 anni.”
Musolesi ribadisce che la diminuzione dei cacciatori avrà dei contraccolpi anche sulla gestione faunistica futura e sul controllo della fauna più in generale; “nel caso del cinghiale, la peste suina, sta arrivando anche in provincia di Bologna dal modenese e dalla Toscana e la trasmissione del pericoloso virus, come si è visto in altre regioni, porta gravi ripercussioni nei suidi, quindi nel mirino ci sono gli allevamenti dei maiali da carne e gli stessi cinghiali che, in ambito silvestre, sono i maggiori vettori di questa temibile malattia.”
“Già le squadre di caccia al cinghiale di Lizzano in Belvedere e dintorni hanno subìto un primo provvedimento di sospensione dell’attività venatoria e gli unici interventi con fucile che possono fare sono, in via preventiva, i piani di controllo su questa specie proprio per rallentare il contagio.”
Parliamo di lupi. “Negli anni ’80 gli ungulati (cinghiali cervi caprioli daini) non esistevano affatto sul territorio della provincia di Bologna; poi nel 1990 e anni a seguire, i primissimi avvistamenti di caprioli e daini ed ora abbiamo presenze costanti e densità anche elevate di tutte le specie. “E lo sarebbero ancora di più se il ritorno del lupo non avesse agito da regolatore della biodiversità, come ad esempio sta avvenendo in pianura sulla nutria, fra l’altro vettore della leptospirosi, un bel vantaggio per le istituzioni, oltretutto gratuito.”
Tornando al ddl 1552, Musolesi disapprova la riapertura dei Centri di Cattura delle specie migratici con reti e roccoli, vietati a tutt’oggi in Emilia Romagna dalla medesima Regione e da norme comunitarie, perché si torna ad innescare un meccanismo di rilascio e compra / vendita anche illegale di questi uccelli, quando, al contrario, tutta la caccia ai migratori di passo dovrebbe essere abolita, proprio perché gli uccelli sono un bene mobile che appartiene all’intera Comunità europea e, sul territorio italiano, sono soltanto costretti a transitare lungo precise rotte migratorie che li portano nei paesi più caldi dell’Africa e dell’Asia per superare l’inverno. In generale ritiene inutile e superfluo l’obiettivo del governo di voler aumentare il numero dei cacciatori mediante l’ampliamento delle zone e dei periodi di caccia, nonchè il potenziamento delle riserve di caccia. “La società è cambiata e il declino della “caccia di massa” è pressoché irreversibile. La caccia nelle cosiddette “riserve” è un tornaconto e un passatempo per pochi ricconi e non risolve la penuria di cacciatori che, al contrario, dovrebbero essere preparati e specializzati, oltre che amanti della natura “. “Già ora mancano cacciatori disposti a svolgere i piani di controllo al servizio della comunità e pochi sono quelli necessari per una corretta gestione della caccia di selezione”.
“Infatti, si sta profilando all’orizzonte la figura del “selecontrollore o cacciatore a tempo pieno”, e la Regione è stata costretta ad incentivare i vari cacciatori che collaborano con l’ente per abbattere i cinghiali al fine di limitare il diffondersi della peste suina africana, proprio con contributi in denaro (€ 70 a capo abbattuto) oltre al rilascio gratuito della carne.”
Cosa succede nei Parchi?
Una recinzione elettrificata, a tre fili, tiene lontani i cinghiali e altri ungulati dalle coltivazioni. Foto di Marco Vasina.
Nei Parchi e nelle aree protette regolate dalla legge 394/1991 la caccia è vietata. E speriamo lo resti per sempre anche a tutela di una corretta fruizione della natura da parte di tutti. Ciò non di meno si rendono sempre più di frequente necessari interventi di contenimento di alcune specie di animali il cui numero eccessivo altera gli equilibri naturali e danneggia anche gravemente l’agricoltura. Il ddl 1552 non pare intervenire direttamente sulla gestione di tali aree, ma…
Ne abbiamo parlato con Marco Vasina, guardiaparco nel Parco dei Gessi e in altri parchi dell’Emilia centrale.
Caro Marco, a detta di molti, la gestione della fauna nell’ambito dei parchi rappresenta una buona pratica. Ce la descrivi?” Abbiamo un programma quadriennale di selezione e controllo approvato dall’Ispra , rivolto prevalentemente al cinghiale. Sulla base di ciò procediamo all’abbattimento (prevalentemente di notte) sia direttamente come Parco, tramite il guardiaparco (ci sono solo io…), che avvalendoci dell’opera di una decina di selecontrollori volontari e qualificati. Utilizziamo dispositivi all’avanguardia tecnologica, muniti di sensori notturni e puntatori laser a infrarossi o termici allo scopo di ottimizzare gli interventi; anche di notte riusciamo a distinguere età e sesso dei cinghiali. E’ infatti importante intervenire sugli individui giovani, potenzialmente più prolifici e disturbanti per le coltivazioni. In questo modo non si destruttura il branco e si evitano il più possibile fenomeni di accelerata maturazione sessuale dei più giovani.“
Effettuate braccate? “No, per i motivi che ho spiegato prima. Anzi subiamo purtroppo il disturbo di braccate fatte dai cacciatori sulle zone immediatamente circostanti che fanno sconfinare nel parco eccessive quote di animali inseguiti. Sarebbero da evitare “.
Questa attività è sufficiente? “Pur essendo efficace e gradita da agricoltori e residenti non basta.”
I lupi? “Da tempo abbiamo il lupo che è un ottimo regolatore naturale: al parco dei Gessi ad esempio sono presenti tre piccoli branchi di cinque sei individui ciascuno. Purtroppo non sono assenti fenomeni di bracconaggio, vi sono indagini in corso.”
Basta? “No, non sempre. Riconosciamo pertanto i danni creati dalla fauna selvatica, ma solo se sono state installate le idonee recinzioni elettrificate, che sono rimborsate al cento per cento dalla regione.”
Tutto a posto dunque, funzionano queste recinzioni? “Non sempre. Le recinzioni richiedono una sorveglianza e una cura costanti , possibili solo se il fondo agricolo è abitato e presidiato. Spesso i campi sono invece coltivati in forma sporadica da conto-terzisti.”
Il ddl 1552 vi riguarda? “Direttamente non sembra; speriamo non vadano avanti però iniziative per la modifica della legge 394 sui parchi, di cui pure si sente parlare.“
I COMPITI DELLE GEV
Il ruolo che noi Gev svolgiamo prevede precisi e delicati compiti di controllo sull’esercizio della caccia, vigilando, in appoggio alla Polizia Provinciale, perché si svolga nel rispetto dei calendari venatori e delle disposizioni che ne tutelano un esercizio sostenibile: distanze da strade, edifici, aree protette, animali tutelati, ecc. .
Partecipiamo poi ai censimenti della fauna selvatica che sono a base dei piani di selezione e controllo e di prelievo venatorio. E lo facciamo, notoriamente, in posizione di indipendenza e terzietà, a tutela di tutti gli interessi in gioco. Attualmente le Gev abilitate al censimento sono circa 60. Periodicamente vengono organizzati i corsi di abilitazione. Sono occasioni da valutare attentamente!.
1) COSA CAMBIA DAVVERO RISPETTO ALLA 157?
Il disegno di legge n. 1552, all’esame del Parlamento, prevede l’estensione temporale della caccia, la potenziale riduzione di superfici protette, il ruolo attenuato di ISPRA e il ritorno ai richiami da cattura.
Vediamo in dettaglio cosa cambia rispetto alla attuale legge sulla caccia (n.157 del 1992):
“Rispetto alla 157, il Ddl 1552 sposta l’asse da protezione a gestione attiva dove la caccia è intesa come attività sportiva, economica e strumento di contenimento delle specie. Renderebbe flessibili i calendari oltre la prima decade di febbraio, riconfigurando quote e mappature delle aree sottratte alla caccia, con possibilità di riduzioni. Ridimensiona il carattere vincolante del parere ISPRA.”
Calendari venatori: l’addio al vincolo della “prima decade di febbraio”
“La norma vigente consente alle Regioni di posticipare alcune specie “non oltre la prima decade di febbraio”, previo parere ISPRA, vincolante. Il Ddl elimina quel limite temporale e trasforma il parere in atto non più vincolante, affiancando al parere ISPRA anche quello del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale. Ne deriva una potenziale estensione di caccia in tardo inverno, fase delicata della migrazione prenuziale. Si tratta chiaramente di un punto centrale della riforma”.
Aree protette e quote minime: il nodo della “riconfigurazione”
“La 157/92 impone quote minime di territorio da sottrarre alla caccia. Il Ddl chiede alle Regioni una mappatura puntuale e prevede che, se le percentuali protette superano i “limiti di legge”, si proceda a riportarle entro quei limiti tramite intesa in Conferenza Stato-Regioni. In concreto, ciò potrebbe ridurre superfici oggi protette oltre il minimo, con ricadute sulla connettività ecologica. Il testo inserisce anche parchi, oasi e zone di ripopolamento nel computo delle percent
Richiami vivi e caccia sulle spiagge e nelle foreste demaniali
“Il Ddl riscrive gli articoli 4 e 5 della 157/92. Conferma l’uso dei richiami vivi da cattura e di quelli di allevamento con regole aggiornate. Stabilisce per i richiami di cattura limiti numerici per cacciatore, mentre elimina limiti per i richiami allevati, se inanellati. Si ritornerebbe quindi alla riapertura degli impianti di cattura di uccelli da utilizzare come richiami vivi.”
Ben otto Senatori, appartenenti a tutti i Gruppi parlamentari di maggioranza,hanno sottoscritto l’emendamento n. 6.29 che apre la caccia anche nel demanio marittimo, ad eccezione delle aree oggetto di concessione balneare.
Da Il giornale dell’Ambiente- settembre 2025
2) LA POSIZIONE DI FEDERCACCIA
E’ di totale condivisione del ddl 1552. In proposito il presidente Massimo Buconi ha dichiarato:
…. i giovani e le donne che si dedicano alla caccia sono in aumento; gli italiani stanno finalmente comprendendo che l’ambiente e la fauna hanno ben altri problemi che l’esercizio di una caccia regolamentata e sostenibile come quella praticata nel nostro Paese. E per la politica è vero che questa sta prendendo coscienza del mondo venatorio, ma lo sta facendo rendendosi conto che al di fuori di facili slogan emozionali, senza caccia e cacciatori l’ambiente non si gestisce, ma si abbandona a se stesso. Questo sì, con grave danno per tutti”
3) I SONDAGGI
“L’85% degli italiani ritiene che la caccia comporti gravi rischi per la sicurezza. E il 78% la considera eticamente inaccettabile. Non solo: il 94% ritiene a vario titolo che vada abolita, fortemente limitata o regolata come oggi. È quanto emerge da due sondaggi commissionati all‘Ipsos e a Istituto Piepoli da Fondazione Capellino, proprietaria del marchio del pet food Almo Nature e realizzati ad ottobre 2025.,
I due sondaggi hanno provato anche a testare gli umori degli italiani sul tema specifico del ddl. Ipsos rileva che 61% degli interpellati si dichiara contrario alle nuove norme; secondo Istituto Piepoli solo il 24% si dichiara favorevole. Un ulteriore risultato della rilevazione Piepoli rileva che il 77% del campione si dice propenso a firmare una petizione per abolire o limitare la caccia. Un tema controverso è la definizione dei cacciatori come regolatori della biodiversità. Tra il 68 e il 69% degli intervistati, in entrambi i sondaggi, considera invece la caccia una minaccia per la tutela della biodiversità. Secondo Istituto Piepoli, poi, il 71% degli italiani ritiene che la caccia non dovrebbe mai essere consentita per le specie protette; oltre tre quarti del campione si dichiara inoltre contrario a estendere la possibilità di abbattimento degli animali ai privati – un’altra delle norme previste dal nuovo ddl -, ritenendo che tale attività debba restare di competenza esclusiva di enti pubblici.

